INCONTRO DEGLI ORATORI AL PIAN DELLE BETULLE: STORIE, VOCI E PASSI DI UNA GIORNATA INSIEME

Scritto il 15 luglio, 2026

Il Pian delle Betulle si è svegliato presto, con quella luce che filtra tra gli alberi e che sembra invitare a rallentare. I primi a raggiungere la spianata sono stati i gruppi di Cremeno, Barzio e Pasturo: zaini colorati, bambini che corrono avanti, animatori che li richiamano con un sorriso. Poco dopo, da Margno‑Casargo, è arrivato l’altro pezzo di questa storia, completando un mosaico che ogni estate si ricompone senza bisogno di grandi annunci.

La giornata è partita così, con un intreccio di saluti, abbracci e voci che si riconoscono. Il Pian delle Betulle, abituato a ospitare camminatori e famiglie, per qualche ora è diventato un grande oratorio all’aperto. I ragazzi hanno riempito i prati con giochi improvvisati, mentre gli educatori si scambiavano impressioni sulle attività estive già iniziate nei vari paesi. Tutto scorreva con naturalezza, come se quel luogo fosse stato scelto non per caso, ma perché capace di custodire la semplicità.

Il momento della preghiera è arrivato quasi in punta di piedi. I gruppi si sono raccolti attorno a un piccolo spazio preparato dagli animatori, e il silenzio ha preso forma lentamente, come succede quando si è davvero presenti. La frase di papa Giovanni XXIII — “Nelle piccole cose della vita quotidiana si nasconde la grandezza della nostra vocazione cristiana”. — ha attraversato il gruppo con la forza delle parole pronunciate da don Gianmaria Manzotti da don Bruno Maggioni che non hanno bisogno di essere spiegate troppo. Ognuno sembrava coglierne un frammento: un gesto, un volto, un ricordo legato alla vita di oratorio.

Il pranzo al sacco ha riportato tutto alla spontaneità. Panini scambiati, tovaglie stese sull’erba, bambini che non riescono a stare seduti più di cinque minuti. Gli animatori osservavano quella scena che, più di ogni altra, racconta cosa significa fare comunità: stare insieme senza bisogno di grandi strutture, lasciando che la giornata si costruisca da sola.

Nel pomeriggio, i giochi hanno ripreso ritmo. Squadre mischiate, risate che si sentivano da lontano, qualche camminata breve nei sentieri vicini. Il Pian delle Betulle, con la sua aria fresca e il panorama aperto, sembrava accompagnare ogni passo, come se fosse parte dell’incontro.

La chiusura è arrivata con un saluto semplice, quasi sussurrato, ma carico di quella gratitudine che nasce quando una giornata riesce a essere più di ciò che si era immaginato. Gli oratori di una parte della Valsassina sono ripartiti uno alla volta, lasciando il Pian delle Betulle tornare alla sua quiete. Ma qualcosa è rimasto: la sensazione che, davvero, nelle piccole cose — un gioco, una preghiera, un pranzo condiviso — si nasconda la grandezza di una comunità che continua a camminare insieme.

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