RIFLESSIONE DI DON STEFANO: TERZA DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI GIOVANNI

Scritto il 12 settembre, 2026

Gesù si trova in un luogo solitario a pregare con i suoi discepoli. È questo il contesto in cui secondo l’evangelista Luca Gesù pone queste domande ai suoi. Così è scritto all’inizio del capitolo da cui è tratto il vangelo di questa domenica: “Convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi”. Tornati con tanta gioia nel cuore, immagino, si ritirano con Gesù in un luogo solitario e raccontano ciò che è accaduto nella loro missione. Poi si raduna ancora una grande folla e gli stessi discepoli assistono al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ancora si trovano in un luogo appartato, Gesù prega e i discepoli sono con lui. Questa volta è Gesù che pone loro la domanda che troviamo nel Vangelo di oggi. Ci è offerto un piccolo squarcio sulla preghiera di Gesù. Era fatta anche di domande rivolte al Padre in merito alla sua stessa vita, alle sue scelte. Era un momento prezioso di discernimento sul modo più consono di essere il Messia, il Figlio amato, il compiacimento del Padre. Forse si domandava come santificare il nome del Padre, come essere presenza del Suo Regno, come realizzare la Sua volontà di salvezza per ogni uomo. Pone domande ai discepoli forse per capire ancora di più il sogno del Padre e come realizzarlo con tutta la sua vita.

Queste domande inoltre ci fanno intuire la preoccupazione di Gesù in merito a come i suoi discepoli potessero davvero camminare con lui ed essere poi suoi testimoni.

Come se chiedesse loro: e voi? Cosa pensate di me? Delle mie scelte, del mio modo di fare e di essere? E che esperienza di vita state facendo? Con me per voi c’è più vita, più verità, più gioia, più pace profonda? Cosa vi sta succedendo? Avete visto tutto ciò che ho fatto fino ad ora, avete parlato di me ad altri, avete compiuto prodigi, avete collaborato con me a rendere veramente e concretamente presente il Regno…per voi chi sono?

Rispondono in modo ineccepibile attraverso le parole di Pietro: Sei il Cristo di Dio.

Stupisce la raccomandazione detta loro in modo severo:  “non ditelo a nessuno”. Credo che il senso di questa raccomandazione possa essere questo. Non basta usare parole corrette per dire chi è Gesù. Serve sempre ricordarsi che lui rimane, fortunatamente, anche per noi, un mistero promettente. Un mistero che attira, affascina, chiede conversione, cambiamenti, disponibilità grande e libera nell’amare sempre di più per meglio comprenderlo. Per il discepolo Gesù deve stare sempre davanti e sempre deve essere seguito con fiducia, libertà ed amore. Subito poi Gesù aggiunge che il mistero che lui è dovrà essere contemplato, amato ed accolto alla luce della sua Pasqua. Sarà il momento più alto della rivelazione della sua più vera identità. Sulla croce, nel suo morire rivelerà l’ampiezza, l’altezza, la profondità del suo amore, la forza della sua speranza, la purezza della sua fede. E accadrà ciò che più di ogni altra cosa Gesù desidera per i suoi discepoli: che assieme all’amore per lui cresca sempre più in noi l’amore al suo progetto di vita così diverso dai nostri ma solo e davvero capace di vincere ogni morte. La nostra conoscenza di Gesù deve essere vitale e quanto più lui diventa vita in noi e quanto più noi cerchiamo di assomigliare a lui tanto più riusciremo a rispondere nel modo migliore alla sua domanda “chi sono io per te, per voi?”.

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo

 

 

 

 

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