A una prima lettura questa pagina del vangelo ci fa immergere in tematiche e realtà…
DON STEFANO COMMENTA LE LETTURE DELLA 4ª DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DEL BATTISTA
Scritto il 19 settembre, 2026

Nella prima lettura troviamo una bellissima preghiera del Profeta Isaia. È una preghiera che sentiamo nostra. Oggi più che mai. Ci sentiamo immersi in un tremendo contesto di desolazione, di fatica, di peccati che tolgono la vita, che paralizzano, che spingono alla rassegnazione, al male ma ancora di più alla disperazione. Nel nostro cuore e nel cuore di tanti uomini si alza un grido a Dio: Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
È una preghiera che commuove perché contiene anche un incredibile fiducia in Dio, nonostante tutto.
“MA (sono sempre stupendi i “ma” che troviamo nella sacra scrittura), Signore, tu sei nostro Padre.
È quindi nostra l’invocazione: “se tu squarciassi i cieli e scendessi!”.
MA… i cieli si sono davvero squarciati e Dio è sceso davvero tra noi!
E si sono squarciati per non richiudersi più sopra di noi! Quanto è bello e prezioso questo “MA”.
I discepoli di Gesù sono proprio coloro che si ricordano, custodiscono e si aggrappano a questo “MA”.
I Discepoli di Gesù sanno che Dio è con noi e non ci abbandona mai, è con noi mentre constatiamo la desolazione, l’inaridimento del nostro mondo e l’attraversiamo in un nuovo Esodo che davvero conduce a salvezza.
Il Vangelo di oggi ci ricorda il possibile rischio di non giungere a riconoscere il dono che è Gesù.
Lo hanno vissuto coloro che erano presenti il giorno in cui Gesù ha moltiplicato ciò che un ragazzo aveva portato davanti a lui, sfamando poi tutti. Gesù disse a chi lo stava cercando che lo facevano solo perché avevano mangiato a sazietà e non avevano compreso che il miracolo era un segno di cosa significa avere a che fare con lui. Si erano fermati al pane e non erano giunti a lui. Non avevano compreso che occorre sempre più nutrirsi di Gesù, avere un rapporto di grande fiducia in lui. Ci si deve nutrire di Gesù, occorre assimilarlo nella nostra vita così come assimiliamo il pane. Le sue parole, le sue scelte, il suo modo di pensare e di agire, le sue passioni, i suoi sogni sono il vero nutrimento di cui abbiamo tutti bisogno.
E finalmente ci accorgeremmo che il cielo grazie a Gesù, nel dono che lui fa a noi di sé stesso, non si è mai più richiuso sopra di noi.
Nel ricordo del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci facilmente dimentichiamo una cosa importante: uno aveva già compreso che il rapporto con Gesù fa la differenza in ogni cosa e che Gesù è il pane della vita, il ragazzo dei cinque pani e due pesci consegnati a Gesù. Lui era già stato capace di trovare in Gesù ciò di cui ciascuno ha veramente bisogno per avere la vita vera.
Il ragazzo diventa segno che anche ciascuno di noi può essere un angolo sereno, bellissimo di cielo aperto per qualcuno, forse per tantissimi altri.
Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo
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