DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA IV DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

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Scritto il 2 febbraio, 2019

Per comprendere il valore di questo Vangelo anche per noi dobbiamo considerare che ogni miracolo di Gesù è un gesto, ma anche un segno. Come gesto rivela la signoria di Gesù sulla creazione; come segno rivela la sua signoria su ciò che nella vita ci vorrebbe far naufragare.

Gesù vuole salire sulla barca della nostra vita perché con Lui abbiamo a vincere la paura e ritrovare fiducia, fino a raggiungere l’altra sponda del lago, cioè il fine della nostra vita.

Gesù non risparmia ai suoi apostoli la fatica del remare, ma li soccorre perché non soccombano davanti alla furia del vento contrario.

Anche a noi non risparmia le fatiche della vita, ma non permette che abbiamo a soccombere davanti alle difficoltà.

“Coraggio sono io”, è la parola che dice oggi agli Apostoli, che dirà ancora apparendo dopo la sua risurrezione, che continua a dire alla sua Chiesa e ad ognuno di noi.

“Sono io!”, la sua persona dunque, non un fantasma, un’idea, un ricordo. Ma una presenza reale: invisibile sì, ma reale.

Ma dove, quando questo si realizza?

C’è anzitutto la promessa di Gesù ai suoi discepoli e a tutti noi: “Io sono con voi sempre”.

Una promessa che si realizza:

  • Nei suoi sacramenti, perché è Cristo che consacra, che battezza, che perdona: attraverso la sua Chiesa, ma è Lui che riempie di verità e di valore le nostre parole e i nostri gesti.
  • Nella sua Parola, resa attuale e viva dalla sua perenne validità (“le mie parole non passeranno mai”) e dall’averla Lui stesso affidata alla sua Chiesa (“chi ascolta voi, ascolta me”).
  • Nella comunione della sua Chiesa: “dove due o più sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.
  • E infine nel prossimo, specialmente nei piccoli e nei poveri: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare…”.

Tutto questo ci fa comprendere che il Signore Gesù lo troviamo nella fraternità della Chiesa e nella fraternità umana: una fraternità sincera, cordiale, aperta, non subito pronta a giudicare, a criticare, a escludere, ecc. Una fraternità dove, in nome di Gesù, possiamo dirci con verità: “Coraggio, non sei solo. Lui è con noi e anch’io sono con te”, e accompagnare questa parole con gesti concreti di vicinanza.

Noi cerchiamo la sua presenza accanto a noi.

Ma anche Dio ci chiede di essere la sua presenza in mezzo agli altri: nella Chiesa e nel mondo.


Don Gabriele vicario parrocchiale

 

 

 

 

 

 

 

 

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