DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO DELLA DOMENICA DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Scritto il 8 novembre, 2025

Chi è chiamato a condividere la gioia del regno, la gioia di una vita insieme a Gesù? Chi ha davvero compreso come lui ha voluto essere re e, di fatto (anche inconsapevolmente) è riuscito ad assomigliargli? È stato un re che ha posato il suo sguardo sui bisogni dell’uomo, sulla povertà dell’uomo, i suoi bisogni di vita, di pace, di giustizia, di dignità, di gioia. Lo sguardo di Gesù si è sempre posato sulla fragilità di tutti. Ha guardato con amore, un amore così grande che lo ha portato alla identificazione con chi guardava. Viene facile pensare che l’identificazione sia una sorta di dichiarazione di amore: “se soffri tu. Soffro io; se sei malato tu lo sono anch’io. Escluso, emarginato, calpestato? Lo sono anch’io. Vivete i morsi della sete e della fame? Li sento tutti su di me!”. E’ come se dicesse a tutti i piccoli della terra: “se qualcuno si curva su di voi con tenerezza e amore io sento sprigionarsi in me una grandissima gioia e tanta vita.

Al suo fianco, nel Regno eterno, ci saranno coloro che hanno guardato così, che hanno amato così. E ci saranno anche se lo hanno fatto perché non hanno saputo fare diversamente e non perché volevano essere sudditi degni di un re così. Ci saranno coloro che non hanno compiuto grandi gesti ma gesti potenti perché capaci di dare vita.

Gesù, il re, non guarderà il male commesso ma il bene fatto. L’unità di misura di riferimento sulla bilancia del suo giudizio non la determina il male ma il bene. Usando le parole di un’altra parabola si potrebbe dire che l’unità di misura è il buon grano e non la zizzania. Diceva San Giovanni della Croce: “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”. Saremo giudicati sul nostro avere dato vita a chi rischiava di non averla più.

Chi non si siederà accanto a lui nella gioia, nella pace e nella vita del regno eterno?

Coloro che non hanno fatto niente di bene, coloro che non hanno guardato e agito verso i piccoli così come ha fatto Gesù. Non basta essere buoni solo interiormente e rimanere sempre e solo alla finestra a guardare il dolore del mondo. Non saranno accanto al re perché hanno fatto del male, perché sono stati violenti, semplicemente perché non hanno fatto nulla per i piccoli della terra, perché sono stati indifferenti. Come a dirci che il contrario esatto dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza perché se sei “indifferente” riduci al nulla il fratello, non lo vedi, non esiste, è un morto che cammina.

Don Stefano Colombo
Casa Paolo Vi . Concenedo

 

 

 

 

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