DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA DOMENICA PRIMA DEL MARTIRIO DEL BATTISTA

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Scritto il 21 agosto, 2020

E’ sempre bello cogliere gli aspetti umani della persona di Gesù: oggi è la sua prontezza nel non farsi irretire da quanti, con bella maniera, volevano coglierlo in fallo. Lo provocano con una domanda su un tema sensibilissimo anche per noi oggi: è lecito o no pagare le tasse a Cesare?

E Gesù, facendosi mostrare una moneta con l’effige di Cesare, pronuncia quella sentenza molto nota: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

Diciamo subito che nella risposta di Gesù c’è un richiamo civile che non vogliamo dimenticare: “Date a Cesare quel che è di Cesare”.

Parole che ci dicono il nostro dovere, come cittadini di questo mondo, di ubbidire alle autorità legittimamente costituite e alle leggi che regolano la vita civile in ogni suo aspetto.

Essere cittadini del Regno di Dio non ci esonera, anzi ci impegna ancora di più, ad essere cittadini della città terrena e ad operare in essa per tutti quei valori civili sui quali si fonda una convivenza umana.

Ma è altrettanto vero che la risposta di Gesù, specialmente se letta alla luce delle altre due letture di oggi, ci dicono il dovere primo di ubbidire anzitutto a Dio.

E’ sempre di attualità la risposta di Pietro a chi lo accusava per aver predicato Gesù: “Se sia giusto ubbidire a voi piuttosto che a Dio giudicatelo voi”.

Specialmente oggi in cui, nonostante gli innegabili progressi della convivenza civile verso alcuni valori fondamentali, sembra si faccia più stridente il contrasto fra mondo e Vangelo.

Cos, ad esempio, il rispetto della vita umana in ogni età, la famiglia, la legge del guadagno, le ingiustizie sociali e il divario sempre crescente fra ricchi e poveri, come individui, popoli e generazioni, il divertimento ad ogni costo senza alcun senso di responsabilità, ecc.

Sopra tutte queste realtà si eleva oggi la parola di Gesù: “Rendete a Dio quel che è di Dio”.

Ma che cosa è di Dio? L’uomo è di Dio!

Quell’uomo di cui Dio non ha voluto essere padrone perché ne è il creatore, né, come dice Pietro, lo ha comperato con oro o argento, ma a prezzo del suo sangue.

Non c’è vicinanza all’uomo più vera di questa: “Dio ha tanto amato il mondo da dare per noi il suo Figlio unigenito”.

Rubare l’uomo a Dio – o rubare Dio all’uomo – è rubarlo all’unico che lo può salvare.

Don Gabriele vicario parrocchiale

 

 

 

 

 

 

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