Il popolo che promuove la vita insieme a Papa Francesco

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Scritto il 16 giugno, 2013

Il popolo pro-life di tutto il mondo si ritrova intorno al Papa per rilanciare la forza dell’Evangelium Vitae e l’impegno per i più deboli e indifesi con il sostegno alla petizione europea “Uno di noi”. Presenti al pellegrinaggio migliaia di persone giunte da ogni parte del mondo; particolarmente numerosa e organizzata la delegazione americana.

Il senso delle Giornate dell’Evangelium Vitae è di dare una comune testimonianza del valore sacro della vita, di ogni vita umana. Così ha sintetizzato l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, nel presentare l’evento, il cui momento centrale è la messa presieduta da papa Francesco domenica 16 giugno alle 10.30, sul sagrato della basilica di San Pietro. A scorrere l’elenco dei gruppi e delle associazioni che hanno aderito all’iniziativa, scrive l’Osservatore Romano, si intuisce il valore della manifestazione a sostegno della vita, dal concepimento al suo termine naturale. “La nostra speranza – scrive l’arcivescovo Fisichella – è che il numero dei fedeli in piazza San Pietro sia così grande da far sentire a tutto il mondo la nostra corale espressione del vero cuore della missione redentrice di Gesù: ‘Io sono venuto perché abbiano la vità”. Oggi, molti pellegrini hanno pregato sulla tomba di san Pietro.

La catechesi in lingua italiana
Sabato mattina il primo appuntamento per la delegazione di lingua italiana, nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini è stato con il cardinale Camillo Ruini, che ha tenuto una catechesi sull’Evangelium Vitae. “La cultura dei diritti soggettivi, se assolutizzata, diventa una tragica illusione che conduce a negare gli altri e i loro diritti e alla fine si rivolta contro noi stessi, come avviene per l’eutanasia. La tematica della vita – ha esordito il cardinale – è oggetto di atteggiamenti culturali contrastanti nell’opinione pubblica”. Si registra “una specie di assuefazione alla liceità dell’aborto, che pare cosa alla fine lecita e comunque non grave”, in base al “tentativo serpeggiante di fare dell’aborto un vero e proprio diritto”. Anche l’eutanasia, dalla cultura dominante, viene presentata come “libera scelta se continuare a vivere o interrompere la vita”. Al punto che “sta crescendo anche l’ipotesi di eutanasia non richiesta dal soggetto, ma praticata quando altri giudicano che quelle condizioni di vita sono troppo cattive, o non meritevoli di essere vissute”.

La “rivendicazione della libertà individuale”, ha detto il cardinale Ruini, è anche alla base del testamento biologico: “Io decido sulla mia fine futura, non solo decido per me ma vincolo gli altri, in primo luogo i medici, a comportarsi secondo questa mia decisione”.  Quella contenuta nella “Evangelium Vitae”, ha detto il cardinale, è “una dottrina molto forte e molto chiara” sui temi della vita, che dà indicazioni nette anche nel campo della legislazione in tale materia. Il comandamento “non uccidere” ha un “valore assoluto”, e l’uccisione di un innocente “è sempre gravemente immorale”, si legge ad esempio nell’enciclica, in cui Giovanni Paolo II conferma che l’eutanasia, “come azione e omissione, è una grave violazione della legge divina”. In sintesi, “la legalizzazione dell’aborto e dell’eutanasia non è mai lecita”, e l’obiezione di coscienza verso queste leggi “è un diritto fondamentale. “Sembrano di un altro pianeta – la denuncia del cardinale Ruini – i comportamenti politici di molti politici che si dichiarano cattolici, ma che sono a favore di legislazioni che contemplano aborto e eutanasia”.

L’assemblea di “Uno di noi”
In occasione di queste giornate si svolge anche il primo coordinamento operativo dei 28 Comitati (27 Paesi Ue più la Croazia, che entrerà nell’Unione il primo luglio) delle associazioni pro-life, che sostengono la petizione internazionale “Uno di noi”.

da Avvenire.it

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