DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA QUARTA DOMENICA DI PASQUA

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Scritto il 11 maggio, 2019

E’ un Vangelo molto denso di significati. Ci soffermiamo su tre affermazioni di Gesù. 1. “Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi”.

Ma come si può dire che il Padre ha amato Gesù se lo ha lasciato, o addirittura gli ha chiesto di affrontare la passione e la croce, anche se poi c’è stata la risurrezione?

Se la ragione di tutto questo è l’amore di Dio per noi: “Dio ha tanto amato il mondo da dare per noi il suo Figlio unigenito”, come fare a comprenderlo?

Davvero l’amore del Padre per il Figlio e per ogni uomo va al di là dei nostri ragionamenti, ma implica come prima cosa la fiducia.

Gesù si è fidato del Padre e ha compiuto la sua volontà fino in fondo, fino alla croce.

2. “Rimanete nel mio amore, come io rimango nell’amore del Padre. Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore”. Per noi l’amore è un sentimento e questo è vero.

Ma Gesù ci chiede che non rimanga soltanto tale, qualcosa di relegato nell’intimità della persona e basta.

Ma come fare per amare più intensamente Gesù?

L’amore per Gesù non nasce anzitutto da un atto della nostra volontà, ma dal lasciarci conquistare da Lui, dalla sua bontà.

E’ allora che cambia la nostra vita e diventa più simile alla sua, vivendo quasi con naturalezza il suo comandamento: “Amatevi come io vi amo”, fino a che l’amore per gli altri diventa la verifica dell’autenticità del nostro amore per Gesù

3. “…. perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. Per noi gioia è assenza di dolore, di sacrificio. Per Gesù è avere una ragione che lo spinge ad affrontare anche il dolore più grande. E la ragione che animava Gesù era l’assoluta fiducia nella volontà del Padre.

Al confronto, come appare mediocre la nostra gioia allegra e spensierata, rispetto alla sua frutto di sacrificio per costruire il Regno di Dio che è regno di giustizia, di amore e di pace, in cui i superbi sono confusi e gli umili sono esaltati.

Dovrebbe essere la stessa gioia nostra quando riusciamo ad affidarci a Dio: quando mettiamo davanti ai nostri problemi, alle nostre difficoltà il bene per gli altri, quando riusciamo a non piangerci addosso, ma rinunciamo a qualcosa di nostro per la gioia degli altri. Come Gesù che ha rinunciato alla propria vita per la pienezza della nostra vita.

      “Signore Gesù, fa che le nostre fatiche quotidiane servano per costruire il tuo Regno, e facci pregustare un po’ della tua gioia”.


Don Gabriele vicario parrocchiale

 

 

 

 

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