DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO DELLA 5ª SETTIMANA DOPO PENTECOSTE

Scritto il 22 giugno, 2024

Per apprezzare maggiormente le parole di Gesù che ascolteremo è bene allargare lo sguardo sull’intero capitolo 12 del Vangelo di Giovanni. All’inizio è raccontata la cena a Betania, nella casa di Lazzaro, Marte e Maria, amici di Gesù. Maria cosparge di profumo i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli. Gesù apprezza tantissimo il suo gesto, ma qualcuno lo disapprova giudicandolo come uno spreco intollerabile. Poi è descritto l’ingresso di Gesù in Gerusalemme cavalcando un asinello. La folla lo acclama ma Giovanni ricorda che i suoi discepoli non capirono la sua scelta. E i farisei invece compresero da quel gesto che Gesù era per loro un pericolo, andava fermato. Infine si parla di un gruppo di greci animati dal desiderio di “vedere Gesù” e Gesù dice a chi gli parla di loro che vedranno solo un chicco di grano che nella terra morirà ma porterà tanto frutto. Dopodiché si dice che la folla non capisce perché per la folla il Messia non può morire.

Si parla quindi in questi fatti di luce e di tenebre, luce accolta o rifiutata. Gesù è luce, è luce bellissima, sbaragliante ma chiede di essere accolta liberamente. La si può rifiutare e preferirle le tenebre. Ti puoi aprire alla luce o le puoi resistere. E se resisti neppure Dio può fare qualcosa. È costretto dalla nostra libertà a permettere che i nostri occhi diventino ciechi e il nostro cuore diventi di pietra.

Il brano ci offre anche una possibile ipotesi del perché ci si sottrae alla luce. Si dice che alcuni capi credettero in lui ma avevano paura di dichiararlo per non essere esclusi dalla sinagoga e questo perché amavano più la gloria degli uomini più che la gloria di Dio. C’era per loro qualcosa di più importante della luce di Gesù: i loro interessi, se stessi, il loro ruolo, la loro posizione, il consenso che avevano dagli altri.

Questo è un pericolo che riguarda anche noi. A volte una parola di Gesù illumina davvero pensieri, desideri, scelte e situazioni che ci interpellano. Ne siamo sorpresi e ci viene voglia di ringraziare con il cuore e con la vita chi ci illumina. Poi però non riusciamo a distogliere l’attenzione della mente e del cuore da altre cose che ci prendono, ci interessano e, possiamo anche tranquillamente ammettere, ci sequestrano. E così anche noi ci ritroviamo ad “amare di più la gloria degli uomini più che la gloria di Dio”.

Infine c’è una espressione che mi provoca. È all’inizio del Vangelo: ancora per poco tempo la luce è tra voi. E’ come se dicesse: fate attenzione, non sprecate tempo, è urgente accogliere la luce! Dovete fare presto, ne va della qualità della vostra vita!

Nell’amore per la nostra libertà c’è un modo di ascoltare queste parole di Gesù, così come tante altre: è percepirle come una accorata preghiera. Non può non fare tutto ciò che gli è possibile per offrirci ciò che serve a rendere davvero la nostra vita bella, una vita di figli e fratelli e allora ci supplica, ci prega perché lui sa che nelle tenebre non c’è vita, non c’è gioia e pace.

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo

 

 

 

 

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