LA CORREZIONE… ´… arreca un frutto di pace e di giustizia (Eb 12,11)

Scritto il 21 febbraio, 2021

Carissimi, nell’anno 2020 le celebrazioni liturgiche del tempo di Pasqua so-no state mortificate dal dilagare della pandemia che ha imposto il primo lockdown. Le celebrazioni del Triduo Pasquale sono avvenute in chiese deserte e sono state seguite a distanza, grazie ai mezzi di comunicazione disponibili. Alcune famiglie hanno vissuto celebrazioni domestiche adatte a fare memoria del mistero pasquale. Tutti i credenti hanno sentito la mancanza della celebrazione liturgica comunitaria.

Nell’anno 2021, a Dio piacendo, celebriamo di nuovo la Pasqua secondo la tradizione cattolica in rito ambrosiano e in rito romano. Vorremmo che non fosse solo una replica di abitudini acquisite: chiediamo la grazia non solo di celebrare di nuovo la Pasqua, ma piuttosto di celebrare una Pasqua nuova.

Infonda Dio sapienza nel cuore perché ci sia dato di conoscere con più intensa gratitudine e con più profonda commozione il mi-stero di Cristo. Secondo le suggestioni della proposta pastorale per l’anno 2020/2021, chiediamo al Signore di ascoltare la pre-ghiera di Paolo: 2Continuamente rendo grazie per voi ricordando-vi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di ri-velazione per una profonda conoscenza di lui2 (Ef 1,17).

Il mistero della Pasqua, che voglio introdurre con questa lettera, è la rivelazione ultima e piena di quella sapienza che invochiamo: “Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3,17-19)
Solo persone nuove possono celebrare la Pasqua nuova, perché, ricolme della pienezza di Dio, si radunano, pregano, cantano, con cuore nuovo. Pertanto più seria e attenta dovrà essere la celebrazione della Quaresima, accogliendo la Parola che chiama a con-versione.

La sapiente pedagogia della Chiesa conduce al cuore del mistero con la celebrazione dei santi misteri, la proclamazione della Paro-la di Dio, l’indicazione di opere di misericordia» giusto riconoscere che la “proposta pastorale” è già scritta.
Mi permetto di richiamare alcuni aspetti che mi preme sottolinea-re.

LA CORREZIONE…
´… arreca un frutto di pace e di giustiziaª (Eb 12,11)

La tribolazione che stiamo vivendo in questa pandemia ha costretto alcuni a lunghe solitudini, altri a convivenze forzate. Molti forse hanno sperimentato quell’emergenza spirituale che inaridisce gli animi e logora la buona volontà e rende meno disponibili ad accogliere la correzione e le proposte di nuovi inizi.

Questo è il momento opportuno per domandarsi perché l’inerzia vinca sulla libertà, perché il buon proposito si riveli inefficace, perché la parola che chiama a conversione invece che convincere a un percorso di santità possa essere recepita come un argomento per criticare qualcun altro.

Non c’è, evidentemente, una risposta semplice né una soluzione in forma di ricetta. Per offrire un contributo e per incoraggiare una riflessione comunitaria, in questa Quaresima propongo di svolgere il tema della “correzione”. La tradizione cattolica nutrita dalla rivelazione biblica offre materiale abbondante.

Dio corregge il suo popolo

La correzione È anzitutto espressione della relazione educativa che Dio ha espresso nei confronti del suo popolo. Come una madre, come un padre amorevole “a Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano […]. Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare. […] Il mio po-polo È duro a convertirsi” (Os 11,3ss); “Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore, tuo Dio, corregge te” (Dt 8,5).

La metafora deve essere naturalmente interpretata alla luce della rivelazione cristiana. Non sembra pertinente, infatti, interpretare le tribolazioni della vita e le disgrazie come puntuali interventi di un Dio governatore dell’universo, intenzionato a punire il popolo ribelle per correggerlo. Dio, invece, corregge il suo popolo cercandolo e parlandogli in ogni momento di tribolazione e in ogni luogo di smarrimento. Lo richiama con una misericordia sempre più ostinata della stessa nostra ostinazione nella mediocrità del peccato. Lo trae a sé con vincoli d’amore ogni volta che, intontito in una sazietà spensierata o incupito in disgrazie deprimenti, chiude l’orecchio alla sua voce. Lo libera dall’asservimento agli idoli, dalla schiavitù del peccato.
La correzione di Dio è il dono dello Spirito, frutto della Pasqua di Gesù, lo Spirito che a tutti ricorda Gesù, speranza affidabile, cammino praticabile. La predicazione apostolica chiama a questa conversione: “All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?” (At 2,37).

La correzione nella comunità cristiana

Il tempo quaresimale può anche essere l’occasione per riflettere sull’opera educativa che la comunità e la predicazione svolgono in ordine alla correzione del popolo cristiano in nome di Dio. Nella comunità cristiana la correzione ha la sua radice nell’amore, che vuole il bene dell’altro e degli altri. Non possiamo sopportare quella critica che non vuole correggere, ma corrodere la buona fama, la dignità delle persone; non possiamo sopportare quel modo di indicare errori e inadempienze che sfoga aggressività e risentimento.

Nel dibattito pubblico sono frequenti parole ingiuriose e toni sprezzanti che umiliano le persone, senza aiutare nessuno.

Nel linguaggio paradossale del Vangelo, Gesù mette in guardia dalla pretesa di giudicare i fratelli: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?” (Mt 7,3). Nello stesso tempo Gesù raccomanda la via della correzione fraterna per edificare la comunità nella benevolenza: “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo” (Mt 18,15).

La correzione fraterna una forma di carità delicata e preziosa. Dobbiamo essere grati a coloro che per amore del bene della comunità e del nostro bene ci ammoniscono. Tutti ne abbiamo bi-sogno: il vescovo, i preti, coloro che hanno responsabilità nella comunità e nella società. Credo che dobbiamo molta gratitudine a papa Francesco che in tante occasioni, con fermezza e parole incisive, invita a essere più docili allo Spirito e più coerenti con le esigenze del Vangelo. Ne abbiamo bisogno: confidiamo che ci siano fratelli e sorelle capaci di unire la franchezza con la benevolenza.

Abbiamo la responsabilità di aiutare i fratelli e le sorelle anche con la correzione, proposta con umiltà e dolcezza, ma insieme con lucidità e fermezza.

La correzione È un aspetto della relazione educativa che conosce nella nostra sensibilità contemporanea una evidente difficoltà, quasi un’allergia. Il difficile ruolo del genitore, un diffuso senti-mento di inadeguatezza, un insieme di sensi di colpa, insomma fe¬nomeni molto complessi inducono spesso genitori, educatori, adulti in genere a rinunciare all’intervento educativo, quando si tratta di correggere atteggiamenti sbagliati. D’altro lato, l’insofferenza istintiva di ragazzi e adolescenti rende frustrante l’opera educativa e mortifica la buona volontà.
Diventa così opportuno rivisitare il tema con una sapienza cristianamente ispirata, resa concreta e incoraggiante dalle esperienze e riflessioni di genitori, insegnanti, educatori e di psicologi e pedagogisti.

Le resistenze

Dobbiamo constatare tuttavia che “sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza” (Eb 12,11).
Il rapporto amorevole dei genitori con i figli non basta a fare della correzione un motivo di limpida gratitudine, contiene anche un aspetto di tristezza, di reazione contraria che si esprime in modi differenti nelle diverse età della vita. Non potrà essere più semplice la dinamica della correzione nei rapporti fuori della famiglia, anche se talora l’autorevolezza dell’educatore, dell’allenatore, del capogruppo può ottenere più immediato consenso.

Nelle dinamiche dei rapporti ecclesiali si possono constatare analoghe resistenze e talora reazioni poco disponibili alla correzione.

In una certa fase dell’evoluzione personale la “ribellione” può es-sere un passaggio per la definizione della propria personalità nella percezione della differenza e del limite. Ma nella nostra ostina-zione di peccatori come possiamo giustificare la resistenza al Signore che chiama a conversione? Come e perché opponiamo resistenza alla Chiesa che annuncia il tempo di grazia perché “il Si-gnore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2Pt 3,9). Come e perché si reagisce con insofferenza e suscettibilità ai fratelli e alle sorelle che hanno l’umiltà e l’ardire di prati-care la correzione fraterna?

La superbia, la suscettibilità, la superficialità, la confusione, il conformismo sono pastoie che inceppano il cammino, vincoli che non ci permettono di essere liberi, ferite di cui non vogliamo es-sere curati. Il tempo di Quaresima è il tempo opportuno per dare un nome alle radici della resistenza e invocare la grazia di estirparle.

PERCORSI PENITENZIALI
«Se confessiamo i nostri peccati…» (1Gv 1,9)

Il tempo di Quaresima è tempo di grazia, di riconciliazione, di conversione.
Lo Spirito di Dio tiene vivo in ciascuno di noi un desiderio di santità, un dolore per i propri peccati, un desiderio di perdono.
Il sacramento della riconciliazione è un dono troppo trascurato. Il tempo della pandemia ha fatto constatare con maggior evidenza una sorta di insignificanza della confessione dei peccati nella vita di molti battezzati. Il tema è molto ampio e complesso. La proposta di questa Quaresima è di affrontare in ogni comunità il tema dei percorsi penitenziali e delle forme della confessione per una verifica della consuetudine in atto, un confronto critico con le indicazioni del rito e le diverse modalità celebrative indicate.

La penitenza cristiana

Quando si parla di confessione, nelle nostre comunità cristiane, è spontaneo il riferimento alla celebrazione del sacramento della riconciliazione. In realtà nella vita cristiana la confessione dei peccati per accogliere il perdono di Dio si esprime in modi diversi:
“Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquitઠ(1Gv 1,9).
Nella celebrazione eucaristica la confessione della nostra condizione di peccatori e la richiesta di perdono è presente in modi di-versi: nell’atto penitenziale, nella preparazione immediata alla comunione, talora anche nella eucologia della messa e nella preghiera eucaristica.
Nella liturgia delle ore e nella preghiera personale la richiesta di perdono ricorre regolarmente.
Secondo la tradizione cattolica, il perdono dei peccati è frutto di un atto sincero di contrizione, quando non fosse possibile accedere alla confessione sacramentale.
La stessa celebrazione del sacramento della riconciliazione può essere celebrata in tre modalità: la confessione e assoluzione individuale, la celebrazione comunitaria con confessione e assolu-zione individuale e la forma dell’assoluzione generale. Non mi sembra che si siano date e si diano le condizioni per l’assoluzione generale, che è però disponibile in casi di emergen-za, secondo le forme previste. Invito a rivolgere l’attenzione e a vivere con fede la confessione individuale e la celebrazione comunitaria nella riconciliazione con assoluzione individuale.

Tornare al sacramento della riconciliazione

La confessione individuale è la forma pratica più diffusa e abitua-le. L’incontro personale del penitente con il confessore è sempre dentro la Chiesa, nella consapevolezza che il peccato ha sempre dimensione comunitaria e quindi come danneggia il peccatore così pure impoverisce la comunità. La pandemia ha fatto nascere tante paure, fino a temere l’incontro personale con gli altri, quindi anche la confessione. È dovere dei pastori curare le condizioni per cui il dialogo penitenziale possa avvenire in ambiente adatto e in sicurezza. Ma credo che oggi sia più˘ che mai importante l’incontro con il confessore per dialogare, aprirsi alla Parola di Dio, porre domande, accogliere i consigli, invocare quel perdono che lo Spirito di Dio ci fa desiderare.
Alcuni aspetti del mistero della riconciliazione sono meglio espressi nella celebrazione comunitaria. L’esperienza che il clero vive all’inizio della Quaresima è esemplare e può essere paradigmatica: non può essere l’unica forma, ma credo che sia un errore non riproporla. È infatti necessario recuperare alcuni aspetti che nella confessione individuale rischiano di essere troppo trascurati
.
Anzitutto la dimensione ecclesiale del percorso penitenziale: il penitente che chiede il perdono non è un individuo isolato che “mette a posto la coscienza”, è invece persona inserita in una comunità. Ogni virtù rende più bella la comunità, ogni peccato la ferisce.
Questo cammino di conversione è inoltre guidato, provocato, incoraggiato dalla Parola di Dio: perciò ascoltare insieme la Parola, esercitarsi insieme nell’esame di coscienza deve portare alla consapevolezza che cerchiamo la confessione non per trovare sollievo a sensi di colpa che ci tormentano, ma per rispondere al Signore che ci chiama e ci aiuta a leggere la nostra vita con lo sguardo della sua misericordia.

E ancora: la celebrazione comunitaria mette in evidenza la grazia del perdono come gesto ecclesiale che rinnova la grazia battesi-male.

Infine: pregare insieme, riconoscersi insieme peccatori, accogliendo l’indicazione di una penitenza comunitaria, incoraggia la perseveranza nel bene e la coerenza della vita.
Invito ogni comunità a predisporre tempi e luoghi adeguati per favorire la confessione individuale e invito a programmare celebrazioni comunitarie della riconciliazione nei momenti opportuni della Quaresima, facilitando la partecipazione con celebrazioni adatte alle varie fasce di età.

I frutti del perdono

Il peccatore perdonato vive nella gratitudine e riconosce che la docilità allo Spirito di Dio l’ha condotto a quell’incontro con il Padre buono che lo attrae e lo attende: desidera che si faccia festa.

La confessione nella forma individuale o nella celebrazione comunitaria con assoluzione individuale sempre porta frutti di carità e di gioia. Prepara cioè alla Pasqua.
La preparazione alla gioia della Pasqua È frutto della docilità allo Spirito che rende disponibili alla gioia. La gioia cristiana, infatti, non è l’euforia di un momento, ma un frutto dello Spirito che rende capaci di accogliere le parole che Gesù ha confidato ai suoi discepoli: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11). Non si tratta quindi di uno “star bene con se stessi” che si presenta come il frutto desiderabile di una spiritualità egocentrica, ma di una irradiazione della grazia ricevuta che coinvolge fratelli e sorelle. Si sperimenta infatti che la gioia secondo lo Spirito deriva spesso dalla dedizione a prendersi cura della gioia degli altri.

La sollecitudine per gli altri si manifesta in concreto nelle opere di carità. L’espressione del testo biblico che quest’anno ho proposto per la lectio è incisiva e illuminante: “L’elemosina espia i peccati” (Sir 3,30). È evidente che non si tratta di lasciar cadere una moneta nelle mani di un mendicante. Piuttosto si tratta di imitare quel samaritano che, passando accanto alla vittima dell’aggressione dei briganti, “vide e ne ebbe compassione” e si prende cura di lui (cfr. Lc 10,29-37). Il peccatore perdonato non è solo colui che ha consegnato alla misericordia di Dio il suo passato, è piuttosto colui che ha consegnato al Signore la sua vita per portare a compimento la sua vocazione all’amore. Il perdono non è una storia che finisce, ma una vita nuova che comincia, anche in famiglia, anche sul lavoro, anche nel condominio…

MARIO DELPINI, Arcivescovo – QUARESIMA 2021

 

Categories : Quaresima e Pasqua


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