Primo anniversario della morte del cardinale Martini

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Scritto il 26 agosto, 2013

C’ è stato il tempo dell’ammirazione. Durante il lungo ministero episcopale del cardinale Carlo Maria Martini sulla cattedra di Ambrogio, il suo stile e il suo insegnamento, la sua personalità e le sue visioni sul presente e sul futuro della Chiesa e della società, hanno suscitato l’ammirazione di molti e la sua fama ha raggiunto i confini del mondo. Molti hanno percepito di essere ascoltati, hanno intuito nel suo magistero una risposta alle proprie domande, hanno trovato incoraggiamento per affrontare la loro situazione e per assumere responsabilità nelle sue parole e nei suoi gesti di prossimità e di lungimiranza.

È venuto poi il tempo della commozione. Gli anni della sua malattia e della sua pazienza, del suo confrontarsi con le cose ultime e con il limite, del suo continuare a pensare, ascoltare, scrivere, interrogarsi hanno tradotto l’ammirazione in una più intensa partecipazione affettiva, in una commozione struggente che ha avuto la sua espressione clamorosa e toccante in occasione della celebrazione di funerali.

Adesso è il tempo della comunione. Nel primo anniversario della morte siamo invitati a vivere un momento di profonda comunione ecclesiale celebrando i santi misteri. La sera del 31 agosto in Cattedrale, alle ore 17,30, tutti sono invitati per la celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Arcivescovo Angelo Scola.

In tutte le parrocchie si chiede di caratterizzare la celebrazione eucaristica vigiliare come momento di preghiera e di suffragio per il Cardinale Carlo Maria Martini, così che anche chi non può essere presente in Duomo, possa sentirsi parte di una Chiesa grata e attenta ai doni che ha ricevuto dal magistero e dalla testimonianza del Card. Martini.

La comunione, che i santi misteri rendono effettiva con tutti i santi e con tutti i nostri cari defunti, è la grazia che rende fecondo l’essenziale: così la relazione affettuosa ed effettiva con il card. C.M. Martini può consentire a tutti noi di penetrare con libertà, intelligenza, spirito critico e docilità spirituale l’eredità che ci ha lasciato perché ci consenta di continuare la missione in quel campo che è il mondo intero e verso il quale ci spinge una profonda simpatia e una indeclinabile responsabilità.

Il vicario generale
Mario Delpini

 

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