I VALSASSINESI PRESENTI ALLA VEGLIA MISSIONARIA DIOCESANA – L’OMELIA DELL’ARCIVESCOVO

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Scritto il 28 ottobre, 2019

In un Duomo affollatissimo l’Arcivescovo ha presieduto la Veglia Missionaria Diocesana, a cui erano presenti anche dei valassinesi giunti a Milano in autobus, con la consegna del mandato ai partenti e l’accoglienza ai sacerdoti che arrivano nella nostra Diocesi dai 4 angoli del mondo.

Portare la missione ai confini del mondo, in un mondo senza confini, in una terra minacciata dove aumentano tragicamente le povertà di centinaia di milioni di persone e diminuiscono drammaticamente le ricchezze del creato come gli alberi o l’acqua.
La Veglia missionaria diocesana 2019 – preparata dai missionari della Consolata e Comboniani con il titolo “Battezzati e inviati. Per la custodia del creato” – ha un sapore tutto particolare in questo mese straordinario dedicato alla missione e nella sera che precede la chiusura del Sinodo sull’Amazzonia. Infatti, sono i segni di acqua, terra e fuoco, portati da alcuni indigeni dell’Amazzonia sulle note dei rumori della foresta e di una loro danza, a guidare simbolicamente l’intera Celebrazione presieduta, in un Duomo affollatissimo, dall’Arcivescovo, cui sono accanto il vicario generale, monsignor Franco Agnesi e il vicario episcopale di Settore, monsignor Luca Bressan. In altare maggiore trovano posto alcuni laici e molti altri sacerdoti, tra cui i Vicari episcopali di Zona e il responsabile dell’Ufficio per la Pastorale Missionaria, don Maurizio Zago.

L’omelia dell’Arcivescovo:

1.Quelli dei nomi: battezzati e inviati1. Noi siamo quelli dei nomi. Noi siamo quelli dei nomi, non dei numeri; non siamo a disagio di fronte alle statistiche: raggruppano persone e ne fanno numeri; raccolgono pensieri, alcuni saggi e altri stupidi e ne fanno percentuali.Noi siamo quelli dei nomi: rispondiamo se siamo chiamati per nome, ci fermiamo a parlare se qualcuno ci racconta la sua storia o ascolta volentieri la mia storia. Io non mi sono mai fermato per strada a parlare con numero o con una percentuale.Noi siamo quelli dei nomi: il papà e la mamma, prima della nostra nascita, avranno discusso e pensato “che nome daremo al bambino o alla bambina?”. Hanno discusso scegliendo tra i nomi di famiglia, l’hanno pronunciato per sentire che effetto fa, hanno detto di preferenze e di antipatie per un nome o per l’altro. Il giorno del battesimo hanno dovuto rispondere alla domanda: che nome date al vostro bambino? Da quel giorno il nome non è più stato un suono pronunciato per sentire che effetto fa, ma il nome sono stato io, sei stato tu. Noi siamo quelli dei nomi: qualche volta siamo stati trattati come gruppo, come classe, come squadra: ne abbiamo avuto la rassicurazione di sentirci parte di un insieme. Ma siamo quelli dei nomi: ciascuno risponde di sé, in classe, quando ti interrogano, alla cresima, quando ricevi il sigillo dello Spirito Santo. Non ho mai cresimato una classe: ho sempre cresimato uno per uno, quelli che hanno detto “eccomi!”, quelli il cui nome è risuonato nell’assemblea.

2.Il nome con cui Dio mi chiama. Noi siamo quelli dei nomi. Persino Dio,che è Signore del cielo e della terra,si è adattato al nome che mi è stato dato:ci ha chiamati per nome, a uno a uno, ha riconosciuto la nostra libertà, la nostra originalità, ha interpretato il desiderio di felicità che è in noi e ha promesso il compimento nella risposta alla sua chiamata.Noi siamo quelli dei nomi: il nome si usa per chiamare. Noi siamo quelli del nome: siamo gente che intende la vita non come un percorso solitario e arbitrario ma come una risposta a Colui che ci chiama per nome. La vita è vocazione.Noi chiameremo per nome questi fratelli e sorelle che partono e questi fratelli e sorelle che arrivano:tutti in nome del Vangelo, e ciascuno con il suo volto e il suo nome.Noi però non sappiamo quale sia il nome nuovo con cui Gesù chiama ciascuno, come ha chiamato Simone e gli ha detto: tu sei Simone, figlio di Giovanni, sarai chiamato Cefa, che significaPietro(Gv 1,42).Si tratta di una pietruzza bianca, sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi lo riceve(Apc 2, 17). Nella veglia missionaria, mentre risuonano i nomi degli inviati, ciascuno deve sostare pensoso per accogliere la pietruzza bianca, il nome nuovo.

3.Chiamati a rispondere, chiamati per nome. Noi siamo quelli del nome, quelli che si fanno avanti e dicono: “Eccomi!”Non siamo quelli che protestano perché gli altri non fanno. Si sentono interpellati dalle situazioni, dai problemi, dai disastri provocati dall’insipienza e della superficialità e si fanno avanti per rendere più abitabile la terra.Non siamo di quelli che pretendono dagli altri, che accusano gli altri. Siamo gente che ci mette la faccia, che si fa avanti con nome e cognome per prendersi la responsabilità delle situazioni, dell’acqua, della terra e del fuoco: non per inseguire una moda o per incolonnarsi in uno schieramento, ma perché si sentono responsabili della salvezza del pianeta

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