DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO DELLA SECONDA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

Scritto il 17 gennaio, 2026

Corro con la mente a domenica. Mi immagino celebrare la messa con tante persone, molte conosciute. Provate a unirvi a me. Anche voi lì attorno alla mensa eucaristica. Immaginiamo…. siamo a Messa. Maria, sempre affettuosamente e maternamente presente nella nostra vita  ci guarda e dice a Gesù: guarda che non c’è più vino. Percepisco che Maria ha ragione. E’ molto preoccupata.

Sono a un banchetto di nozze e non ne sono così consapevole. C’è l’impegno ad essere qui nel migliore dei modi….ma quasi non è un problema che non ci sia tanta gioia nel cuore, non ci sia un profumo avvolgente di novità, il calore dell’entusiasmo, lo slancio dei sogni di Dio, la prontezza gioiosa da parte mia, nostra, a fare un passo nuovo, la disponibilità a compiere scelte anche un po’ folli.

Il problema è forse quello che viene troppo spontaneo riferirsi a una idea di religiosità e di spiritualità diversi da quelli proposti da Gesù, conseguenti ad una idea di Dio sempre troppo lontana da quella verità che ci ha ci ha fatto conoscere Gesù. Un Dio pazzo d’amore per noi che vuole solo la nostra gioia.

Siamo qui con un cuore che non riesce a custodire la certezza che Dio ci sta amando proprio ora e che ci amerà in ogni ora della nostra vita, siamo qui come ad elemosinare amore mentre celebriamo il memoriale dell’ amore di Gesù per noi fino al dono della sua vita.

All’inizio del nostro rapporto con Dio ci sta la sua volontà, fino al dono della sua vita, di donarci gioia.

All’inizio…e poi in ogni atto di Dio nei nostri confronti c’è il suo desiderio di essere gioia per noi. E la gioia è certa, lo sa bene Maria, se nella nostra vita facciamo qualsiasi cosa ci dice Gesù. Lo sappiamo anche noi perchè qualche volta lo abbiamo sperimentato. Lo sappiamo ma…perché non lo ricordiamo?

Nel vangelo si parla di anfore vuote…Noi ci sentiamo proprio come anfore vuote, consapevoli di essere dentro una spiritualità senza gioia.

“Riempite d’acqua le giare”. E’ quello che ci vuole, riempiamoci il cuore dell’acqua di purificazione che ci porta a essere veramente sinceri, consapevolmente mendicanti dell’amore di Dio, e pronti a offrire tutto a Gesù perché anche oggi lui, solo lui, può trasformare la nostra acqua nel vino della gioia.

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo

 

 

 

 

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