DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO DELLA PENULTIMA DOPO L’EPIFANIA

Scritto il 7 febbraio, 2026

E’ la domenica detta della divina clemenza. Leggendo il Vangelo subito viene da pensare che la parola clemenza commenti benissimo quello che accade tra Gesù e la peccatrice, ma anche tra Gesù e le presone presenti e addirittura per i suoi detrattori.  Credo sia innanzitutto importante anche ricordare che tutto avviene nel tempio, nella casa di Dio. L’esperienza della Sua clemenza, della Sua misericordia è centrale e determinante nel rapporto del credente con Dio, e nell’esperienza dell’essere parte del “suo popolo”.

Poi Gesù sfrutta il coinvolgimento operato dai suoi classici oppositori per regalare a questa donna una bellissima esperienza di perdono. Chi è senza peccato? Nessuno, rispondono di fatto gli scribi e i farisei. Chissà cosa ha pensato in quel momento la peccatrice. Ha avvertito sicuramente lo spegnersi del giudizio rabbioso su di lei degli scribi e farisei e vive la possibilità di percepire profondamente la solidarietà nella fragilità e anche nel peccato che accomuna ogni uomo. A volte è davvero importante esserne consapevoli perché si sminuisce il rischio di lasciarsi vincere dalla disperazione e predispone a cercare, desiderare, la possibilità di un aiuto vicendevole, di una fraternità concreta e provvidenziale. E’ più facile poi compiere un cammino di conversione se l’esperienza della misericordia è condivisa e genera “relazioni” di compartecipazione in scelte di cambiamento.

“neppure io ti condanno! Va’ e d’ora in poi non peccare più”.

Neppure io: Gesù non condanna la donna, la libera dal suo peccato e le raccomanda di non ricadere più nello stesso errore.  Detesta i peccati Gesù, come li detesta il padre. Non li sopporta perché tolgono la vita, la gioia, la pace, perché producono sofferenza, morte, abbrutiscono, isolano, discriminano, ingannano, non offrono quello che promettono. Gesù non condanna la peccatrice, condanna il suo peccato. Desidera che la donna viva davvero, torni ad essere figlia di un Dio che dona vita, pace e gioia.

Eravamo tutti nel cuore di Gesù quel giorno. Noi che giudichiamo e condanniamo, noi che vediamo benissimo i peccati degli altri e non ci accorgiamo dei nostri, noi che favoriamo la morte invece di dare vita, noi che ne combiniamo di tuti i colori, noi che disperiamo di cambiare personalmente e che cambi il mondo. Tutti amati e nel suo amore sbaragliante resi capaci di vincere il peccato e di dare vita.

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo 

 

 

 

 

 

Condividi sui social
Categories : Commento al Vangelo della Domenica | Decanato | Prima pagina


No comments yet.

Sorry, the comment form is closed at this time.