DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO DELLA DOMENICA DELLA DEDICAZIONE DELLA CHIESA CATTEDRALE

Scritto il 18 ottobre, 2025

Ricordiamo oggi il dono di un luogo, il duomo, madre di tanti luoghi, le nostre chiese, in cui ci viene offerta la possibilità di ritornare alla nostra più profonda verità di Figli di Dio chiamati a esserlo come Gesù, il Figlio amato. Vale la pena contestualizzare il vangelo che ci viene proposto questa domenica all’interno del capitolo sesto del Vangelo di Luca per comprenderlo meglio e percepirne la forza.

È il capitolo del discorso al piano, il corrispettivo nel Vangelo di Luca del discorso della montagna riportato in Matteo. Al cuore del discorso di Gesù non troviamo come in Matteo l’esortazione “siate perfetti come è perfetto il padre vostro celeste” ma “siate misericordiosi come il padre vostro è misericordioso”.

Il discepolo dovrebbe essere colui che “senza sforzo”, così come un albero non si sforza per fare i suoi frutti (l’albero di mele le mele, quello di pere le pere, quello di fichi i fichi), proprio perché discepolo, fa frutti di misericordia. Se poi con più precisione ci consideriamo figli non possiamo non far frutti della stessa bontà e qualità dei frutti d’amore del Padre. Frutti di misericordia: parole, scelte e gesti di misericordia verso tutti.

Dio è misericordioso, io, suo figlio, come posso non esserlo. “senza sforzo” non significa che non ci debba essere tanto impegno per compiere gesti di misericordia ma significa che non dovrebbe essere così difficile riconoscere che l’essere misericordiosi è la nostra più genuina potenzialità.

Se hai capito che Dio è misericordia e che tu sei suo figlio e puoi e vuoi assomigliargli allora nella tua vita ci saranno frutti della misericordia. San Paolo nella lettera ai Galati li definisce così: gioia, pace, mansuetudine, amore, pazienza, benevolenza, bontà, mitezza, bontà, dominio di sé…

Altrimenti porti frutti “putridi”, frutti che marciscono, frutti di morte: divisione, discordia, ingiustizia, soprusi, invidie, gelosie.

Pochi versetti prima di quelli che ci sono offerti oggi per la riflessione e preghiera Gesù esorta i suoi discepoli a non giudicare, non condannare, a comprendere e a perdonare, ad amare i nemici e a fare sempre e comunque del bene a tutti.

Non sono cose facili e Gesù stesso lo sa per questo al centro di tutte le sue raccomandazioni ci dice di non dimenticare di essere figli di un padre che è misericordioso. La misericordia ci dovrebbe essere connaturale e ci dovrebbe risultare innaturale non viverla.

Quando ci rendiamo conto che i frutti della nostra vita sono cattivi e non sono quelli che dovremmo fare possiamo riconoscerci bisognosi di misericordia perché alberi secchi, malati che dovrebbero essere bruciati. Possiamo allora fare esperienza vera della grazia e della misericordia del Padre su di noi e con umiltà provare ancora e ancora a vivere una sorta di “innesto” nell’albero della croce, per eccellenza albero che dona frutti straordinariamente buoni. Cercando la misericordia del Padre, accogliendola, amandola, ci ritroveremo capaci di fare frutti buoni.

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo

 

 

 

 

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