DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO DELLA 4ª DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

Scritto il 31 gennaio, 2026

Nella prima lettura l’autore del libro del Siracide nell’intento di invitare tutti alla lode al Signore perché è grande, potente, meraviglioso, dice di aver raccolto dai naviganti racconti che esaltano tutto ciò che nel mare si può trovare: “opere singolari e stupende, esseri viventi di ogni specie e mostri marini”. Così è la nostra vita. Piena di bellezza e di pericoli nello stesso tempo, piena di cose che ci mettono nel cuore una grande voglia di lodare ed esaltare il Signore e di cose che ci scandalizzano, ci mandano in crisi, ci fanno dubitare e suscitano un lamento, a volte un grido verso Dio. Cose che ci danno respiro e “ci fanno volare” e cose che ci spaventano, ci bloccano, ci buttano a terra.

Il libro del Siracide invita, nel mare della vita, a non dimenticare mai che il Signore “è il tutto!”, “ha creato ogni cosa”, non viene comunque mai meno la sua presenza e la sua potenza e troveremo sempre tanti motivi per lodarlo. Il salmo che segue la lettura del Siracide sembra che descriva cuori capaci di raccogliere e vivere la certezza che il Signore non ci fa mancare mai la sua presenza d’amore.

Mi sembra che il Vangelo ci propone di rimanere in questo genere di riflessioni. La nostra vita, in particolare la nostra vita di discepoli del Signore Gesù è come un mare da attraversare. Con noi c’è il Signore, ci parla, ci conforta, di sprona a non perderci in altri riferimenti. Lui “è il tutto” per noi. Tante volte abbiamo sperimentato che davvero lui è il Signore della nostra vita. lui ci ha permesso pesche abbondanti, lui ci ha donato giorni di “navigazione” sereni, piacevoli, ricchi di doni.

A volte la vita, mare da attraversare con Gesù, improvvisamente conosce anche “sconvolgimenti”, rischi pericoli. Ci sono giorni in cui ci sembra di essere sommersi da acque impetuose, ci sembra di affogare.

Sono sconvolgimenti che ci mettono addosso una forte paura di prendere il largo, ci fanno desiderare di poter rimanere sempre in porti Tranquilli a vele abbassate, al sicuro.

Ma il Signore ci invita a seguirlo, a salire sulla barca, a dispiegare le vele e partire. Lui è con noi e ci chiede sommessamente di imparare da lui a vivere la sua stessa fede. Il suo attraversare il mare della vita ha conosciuto momenti entusiasmanti, momenti di gioia di sorpresa commovente e avvolgente ma anche “sconvolgimenti”. Si è sempre fidato del Padre. E’ bellissima l’allusione alla sua fede racchiusa nel suo dormire sulla barca nella tempesta. Considerare la sua testimonianza di fede sarà per noi, nei momenti di sconvolgimento, come offrire alla sua voce che invita al non temere, al fidarsi e al consegnarsi al Padre la possibilità di sovrastare misteriosamente l’urlare del vento della tempesta, il fragore delle onde agitate e spaventose. La sua fede ci aiuterà a far tacere il grido di paura, di smarrimento, di angosciosa impotenza.

Urliamo pure verso Dio quando ci sembra che dorma ma ricordiamoci il dormire di Gesù: la sua testimonianza di fede. Gesù ci ha insegnato con la vita che cosa significa credere e ci ha mostrato la potenza della fede. Ogni volta che ricorderemo la fede di Gesù crescerà anche la nostra. Ritorniamo alla prima lettura e accogliamo nel profondo del nostro cuore questa verità “Nell’esaltarlo moltiplicate la vostra forza, non stancatevi, perché non finirete mai”. Esaltiamo allora sempre di più l’esempio di fede che ci ha offerto Gesù nostro Maestro e Signore.

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo

 

 

 

 

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