DON STEFANO COMMENTA IL VANGELO DELLA 3ª DOMENICA DOPO PASQUA

Scritto il 18 aprile, 2026

Giovanni è il dito puntato verso Gesù. Ricordo un’opera d’arte davvero suggestiva che lo ritrae proprio così, con un dito indice veramente grande puntato verso Gesù: la crocifissione di Grunewald. Tutto della sua vita: il suo cuore, la sua mente, le sue scelte, le sue parole sono state un dito puntato verso Gesù. Non puoi assolutamente fermarti a lui. Ti affascina, ti prende, lo segui e lui ti rimanda a un altro, a Gesù.

Beh un po’ mi fa invidia.., ma soprattutto mi regala un desiderio forte e grande: essere anch’io dito puntato verso Gesù.

Chi è Gesù per lui? Il messia, l’atteso da tutto Israele, l’avvento del regno. Nel Vangelo di oggi ci è ricordato che Giovanni lo definisce come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, come colui che è casa, dimora dello Spirito Santo.

Gesù è per lui l’agnello che toglie il peccato del mondo, che rende più vera la vita di tutti attraverso lo scandalo della mitezza e dell’umiltà. Gesù è l’agnello sacrificale che “costringe” a cambiare la nostra comprensione del volto di Dio. Il Signore è colui che non chiede più sacrifici all’uomo, ma sacrifica se stesso; non pretende la tua vita, offre la sua; non spezza nessuno, spezza se stesso; non prende niente, dona tutto.

Facciamo attenzione al volto di Dio che ci portiamo nel cuore: è come uno specchio, e guardandolo capiamo qual è il nostro volto. Questo specchio va ripulito ogni giorno, alla luce della vita di Gesù. Perché se ci sbagliamo su Dio, poi ci sbagliamo su tutto, sulla vita e sulla morte, sul bene e sul male, sulla storia e su noi stessi.

Ecco l’agnello che toglie il peccato del mondo. Non «i peccati», al plurale, ma «il peccato» al singolare; non i singoli atti sbagliati che continueranno a ferirci, ma una condizione, una struttura profonda della cultura umana, fatta di violenza e di accecamento, di morte. E’ l’assenza dell’amore, il disamore, che ci minaccia tutti. Gesù, che sapeva amare davvero, come nessuno aveva amato mai ci guarisce dal disamore.

Giovanni esorta a seguire Gesù. Significa imparare e scegliere di amare come amava lui, desiderare ciò che lui desiderava, rifiutare ciò che lui rifiutava, toccare quelli che lui toccava e come lui li toccava, con la sua delicatezza, concretezza, amorevolezza, e non avere paura, e non fare paura, e liberare dalla paura. Giovanni invita a togliere con Gesù il peccato del mondo, ad opporci alla logica sbagliata del mondo, a guarirlo dal disamore che lo intristisce.

Gesù dirà ai suoi discepoli: “Ecco vi mando come agnelli”… vi mando a togliere, con mitezza, con umiltà, con il dono di se stessi, il male.

Più che mai oggi, insieme, desideriamo con tutte le nostre forze essere dito puntato verso Gesù.

Don Stefano Colombo
Casa Paolo VI – Concenedo

 

 

 

 

 

Condividi sui social
Categories : Commento al Vangelo della Domenica | Decanato | Prima pagina


No comments yet.

Sorry, the comment form is closed at this time.