Don William Abbruzzese, sacerdote dedicato e stimato già in precedenza, ha celebrato il suo ingresso…
DON RAFFAELE BUSNELLI, L’EREMITA DELLA VALVARRONE: TRA SILENZIO E ACCOGLIENZA
Scritto il 9 ottobre, 2025

Sulle pendici della Valvarrone, tra boschi e sentieri che guardano verso il Legnone, sorge un piccolo luogo di pace: l’Eremo della Breccia. Qui vive don Raffaele Busnelli, sacerdote che da alcuni anni ha scelto la via eremitica, una forma di vita che unisce silenzio, preghiera e accoglienza.
La sua giornata inizia prima dell’alba. Alle cinque del mattino il silenzio della montagna è rotto solo dal suono della preghiera. Poi il lavoro manuale: il legno, l’orto, la cura degli animali. Ogni gesto è un modo per restare in contatto con la realtà, per “pregare con le mani”, come lui stesso ama dire.
Dopo anni di ministero nelle parrocchie di pianura, sentiva crescere dentro di sé il desiderio di un rapporto più diretto con Dio, fatto di essenzialità e ascolto. Così ha scelto di ritirarsi in montagna, in un luogo dove il rumore del mondo arriva attutito ma non è mai completamente escluso. “L’eremita non è un fuggitivo — racconta — non scappa dal mondo, ma lo osserva da un altro punto di vista. Il suo compito è pregare e accogliere chi cerca un momento di verità.”
L’Eremo della Breccia non è chiuso agli altri. Ogni anno centinaia di persone — giovani, famiglie, sacerdoti, uomini e donne in ricerca — bussano alla sua porta per condividere un tempo di silenzio, per riflettere, per ritrovare se stessi. Non è un rifugio turistico né un centro spirituale organizzato: è uno spazio di ascolto. “Chi viene qui — spiega don Raffaele — non deve pensare di ricaricarsi come un telefono. Il silenzio non serve a tornare a fare le stesse cose di prima, ma a cambiare il modo di vivere.”
Nella solitudine della montagna, la sua vita è tutt’altro che sterile. Ogni giornata è un dialogo costante con la natura, con Dio e con le persone che il caso — o la Provvidenza — porta fino a lui. “Il silenzio non è assenza, è pienezza. Solo nel vuoto si lascia spazio all’incontro vero.”
Anche se la sua scelta può sembrare radicale, don Raffaele resta profondamente legato alla sua terra. Partecipa alle iniziative della comunità locale, segue progetti di accoglienza e sta ampliando l’eremo per offrire uno spazio più adatto agli ospiti. L’inverno, racconta, è il tempo più duro, ma anche quello più fecondo: “Quando la neve copre tutto, si impara a riconoscere l’essenziale.”
Nel suo cammino, don Raffaele rappresenta un segno silenzioso ma potente: un ponte tra il mondo e il mistero, tra la frenesia della società e la pace interiore. In un tempo che corre veloce, la sua vita diventa un invito a fermarsi, ad ascoltare, a riscoprire la presenza del divino nelle pieghe della quotidianità.
Sorry, the comment form is closed at this time.



















































No comments yet.