DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA PRIMA DOMENICA DOPO LA DEDICAZIONE

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Scritto il 26 ottobre, 2019

Nel Vangelo di oggi sembra contraddittorio che gli apostoli si prostrino davanti a Gesù che appare loro, e che “però dubitarono”: come  possono coesistere adorazione e dubbio?

In questa apparente contraddizione ci sembra di riconoscere la meraviglia degli apostoli, come a dire: è mai possibile una cosa così? E’ lo stupore della fede.

La Chiesa ci propone questo Vangelo, con il mandato missionario affidato da Gesù agli apostoli, per celebrare la Giornata Missionaria Mondiale.

In precedenza Gesù aveva già inviato i suoi discepoli a predicare il Vangelo del Regno e a curare ogni malattia e infermità.

Nella pagina di oggi, conclusiva di tutto il Vangelo, non si fa più memoria di quello che potremmo chiamare il mandato caritativo (come curare i malati), ma si parla soltanto di annunciare il Vangelo e di battezzare chi lo avrebbe accolto.

Due considerazioni.

  1. La Chiesa non è una ONG della carità.

Questo impegno di carità è sì irrinunciabile per la Chiesa: anzitutto perché è ciò che ci insegna il Vangelo, e poi perché è il modo di come manifestare l’amore di Dio per ogni uomo: un amore assolutamente gratuito, non offerto neppure per ottenere conversioni.

  1. L’aspetto proprio della missione della Chiesa resta però l’annuncio che Dio ama tutti gli uomini, non a parole, ma attraverso il proprio Figlio: “Dio ha tanto amato gli uomini da dare per noi il suo unico Figlio, Gesù”.

Gesù indica anche un segno, un sacramento, per esprimere l’accoglienza di questo Vangelo: il Battesimo.

Spiega Papa Benedetto XV:

“Perché non è sufficiente conoscere la dottrina di Gesù ed è necessario farsi battezzare? La scelta della parola “nel nome del Padre” è molto importante: non dice “a nome di un altro”, ma esprime una immersione nella Trinità: Dio in noi e noi in Dio. Come l’unità di due persone nel matrimonio”.

E in una bella preghiera Papa Paolo VI dice così:

“Chiusi in soddisfazioni effimere ed apparenti, noi dimentichiamo che Egli solo, il Padre nostro che sta nei cieli, è la vita e la gioia”.

Accogliere il Vangelo di Gesù è accettare di collocare la propria persona, la propria vita in questa comunione con Lui e con il Padre.

Si conclude così la preghiera di Paolo VI:

“Fa’ che con te, nostro Signore e Redentore, e con lo Spirito Santo sia presente mediante la grazia nelle nostre anime e diriga la nostra vita affaticata sulla via dell’Amore  e della Salvezza”.

Questo è ciò che la Chiesa ha da annunciare e da offrire ad ogni uomo.

Don Gabriele vicario parrocchiale

 

 

 

 

 

Categories : Commento al Vangelo della Domenica | Prima pagina


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