DON GABRIELE COMMENTA LE LETTURE DALLA SECONDA DOMENICA DI AVVENTO

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Scritto il 20 novembre, 2020

“Convertitevi! Preparate la via del Signore!”: è il grido di Giovanni Battista che emerge dal Vangelo di oggi. Anzitutto: “Convertitevi!”.

Vorrei farmi guidare da due momenti della vita di Giovanni Paolo II: quando gridò “Convertitevi” ai mafiosi ad Agrigento e l’incontro che ebbe con il suo attentatore in carcere.

C’è una serietà gravissima nell’imperativo alla conversione, un invito assolutamente obbligatorio che percepiamo nel grido e nella radicale povertà del Battista, grido risuonato sulle labbra di Giovanni Paolo II. Ma perché gridare a noi questa parola? Siamo forse ipocriti tanto da essere razza di vipere, o siamo forse mafiosi?

E’ un grido che ci spaventa, come fosse una sferzata.

E’ qui che mi soccorre la seconda immagine: ho bisogno di ricordare l’incontro di Giovanni Paolo II con il suo attentatore in carcere per capire che quella parola gridata non nasce da un sentimento di ostilità, ma da una buona passione: “perché nessuno si perda”, come ha detto Gesù.

Le sgridate sempre mi rattristavano, ma ho sempre avuto anche la fortuna di avere un genitore, un insegnante, un superiore che sapevano farmi un rimprovero non come una parola tesa a deprimermi, ma piuttosto a correggermi.

Per questo ho bisogno di accostare le due immagini ricordate, perchè si spiegano reciprocamente: la prima dice la serietà della vita e del giudizio di Dio, la seconda, come anche il rimprovero più severo nasce dalla volontà di Dio che nessuno si perda.

Ed è tanto grande e vero questo desiderio da far dire a Gesù: “Per questo sono venuto”.

Ma come si addice a noi questa parola: “Convertitevi!”?.

La possiamo spiegare con l’altra espressione: “Preparate la via del Signore”.

Qui la riflessione non può che essere personale, perché ciascuno ha la sua storia.

Si tratta allora di mettersi con sincerità davanti a Gesù e alla sua parola per individuare quel sentimento, quel comportamento presente in me che devo cambiare.

Mi sembra che si debba dire che senza sincerità, umiltà e vita nuova concreta, non ci si può preparare ad accogliere il Signore che viene.

In particolare, partendo da uno sguardo sincero su se stessi.

Un giorno Zaccheo accolse Gesù nella sua casa: Zaccheo non era certo un santo, ma era sincero nel riconoscere il male fatto e nel promettere frutti di vera conversione.

E Gesù gli disse: “Oggi in questa casa è entrata la salvezza”.

Don Gabriele
Vicario parrocchiale

 

 

 

 

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