DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA SESTA DOMENICA DI PASQUA

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Scritto il 25 maggio, 2019

Dalla parole di Gesù nel Vangelo di oggi raccogliamo tre pensieri. 1. Gesù parla dello “Spirito della verità”. Già umanamente ci sono verità delle quali è difficile portarne il peso (es. una malattia, una separazione). Anche nella vita di fede ci sono verità difficili da comprendere e accettare: es. come nella Croce il Padre ami e glorifichi il Figlio.

Certo ci sono tante verità, come Gesù dice, che lo Spirito ci farà conoscere, ma in fondo tutte si riunificano nella persona stessa di Gesù che ha detto: Io sono la Verità.
Anche gli apostoli capiranno chi sia lo Spirito e a cosa serva solo dopo averlo ricevuto a Pentecoste, perché capire Gesù e il Vangelo non è tanto questione di intelligenza e di studio, quanto di preghiera e di grazia.

2. Gesù dice “Io vado al Padre”. E’ un linguaggio molto umano che non riusciamo a capire se applicato a Dio, perchè Dio è in ogni luogo. Resta però un dato fondamentale che abbiamo appreso dalle apparizioni del Risorto: chi torna al Padre è il Figlio dell’Uomo, cioè la seconda persona della Trinità fattasi uomo, e che porta in sé i segni della nostra umanità: la voce, il mangiare, le piaghe. Ora, con Gesù, la nostra umanità è presente presso Dio. Tanto Dio ama la nostra umanità!

3. Infine Gesù annuncia agli apostoli che dopo la tristezza per la sua morte, proveranno una gioia che nessuno potrà loro togliere perché lo incontreranno risorto, per non morire più. La gioia cristiana non è la gioia per la facilità della vita. Comporta ancora fatiche, sacrificio, perfino persecuzioni (Beati quando vi perseguiteranno….), ma nasce dall’esperienza di sapersi sempre amati e accompagnati anche nelle difficoltà della vita: quelle esterne a noi e quelle dentro di noi. Questa è la speranza, più forte di ogni fallimento, anche della morte, che fonda la gioia cristiana. La gioia può essere il sentimento che esprime il senso più profondo della vita dell’uomo? Fra i tanti esempi che si potrebbero portare ricordo Jean Vanier morto il 7 maggio scorso: prima ufficiale di marina nella seconda guerra mondiale, poi tutta una vita condivisa con i disabili soprattutto mentali; diceva: “Sono ragazzi che si domandano: “Perché sono così? Perché i miei genitori non sono contenti che io esisto?” Sono persone desiderose di sapere chi veramente le ama. Da comandante di marina dovevo essere veloce, efficace; ero una persona piuttosto seriosa. Con loro, invece, non si trattava di dire cose intelligenti; si trattava di essere semplici. Mi hanno fatto capire che le cose importanti sono piangere insieme e ridere insieme”.


Don Gabriele vicario parrocchiale

 

 

 

 

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