DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA SESTA DOMENICA DI AVVENTO

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Scritto il 21 dicembre, 2019

Ormai nell’imminenza del Natale, la Liturgia ci invita a celebrare oggi la divina maternità di Maria. E’ Maria che ci introduce nel Natale di Gesù. Sembra quasi di immaginarla riunita con gli apostoli dopo la morte e la risurrezione di Gesù, mentre raccontava loro gli episodi dell’infanzia di Gesù.

Anche il Vangelo di oggi non può che essere nato dal racconto che ne ha fatto Maria, la sola testimone di quell’evento.

Noi uomini di oggi, prudenti più dei serpenti davanti alla fede, ma incapaci di essere semplici come le colombe, ci chiediamo se e perché era credibile Maria in questi suoi racconti che non avevano altri testimoni.

Non sono stati i miracoli a rendere credibili le sue parole, ma, al contrario, la sua semplicità, saggezza e umiltà; in una parola, è stata la sua disarmata e disarmante sincerità a convincerci della verità della sua testimonianza.

Il “sì” eccezionale dell’Annunciazione è poi calato in una vita che non ha avuto quasi nulla di speciale, così da mettere Maria in una posizione di “prima donna” secondo i criteri umani: è così che risaltano l’umiltà e la sincerità convincente di Maria.

Parliamo così spesso della povertà e dell’umiltà di Maria che rischiano di diventare come luoghi comuni, e non li capiamo più come condizioni indispensabili per accogliere l’infinito mistero dell’Incarnazione, senza spegnerne o soffocarne lo stupore.

Qual è l’indicazione che ci dà Maria per come accogliere e vivere il Natale di Gesù?

Probabilmente uscendo di chiesa ci ritroveremo immersi nella frenesia di ogni giorno, e di questi in particolare.

Forse è proprio guardando Maria che riprende forza e desiderio in noi ciò che rimane assopito nel nostro cuore:

–          la nostalgia di spazi di silenzio per essere capaci di un ascolto rispettoso e cordiale delle persone e di Dio,

–          il desiderio di parole vere e sincere,

–          di una custodia così sincera delle opere di Dio come ha fatto Maria, così da non vantarsene o impadronirsene in alcun modo, soffocandone lo stupore.

Dice Gesù che solo i violenti si possono impadronire del regno dei cieli.

E’ la violenza per non farci trascinare via dalla frenesia del mondo, per lasciare spazio in noi al regno di Dio.

E quello che fu per Maria, vale sempre anche per noi: solo gli spazi di povertà e di umiltà, in ogni loro forma, possono essere abitati dal Signore.

Don Gabriele vicario parrocchiale

 

 

 


Immagine Chiesadimilano.it

 

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