DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA QUINTA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

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Scritto il 8 febbraio, 2020

Il Vangelo di oggi ci propone il 2° miracolo compiuto da Gesù a Cana, dopo quello dell’acqua tramutata in vino. E anche questo miracolo ci viene proposto come un cammino di fede in Lui. Se cercassimo di immaginare, fedeli a quanto ci dice il Vangelo, i sentimenti di quel papà, dovremmo dire che forse non gli interessava tanto Gesù come il Messia, il Salvatore, l’inviato dal Padre, ecc., quanto piuttosto come colui che avrebbe potuto salvare il suo bambino: era l’ultima speranza rimastagli.

Al vertice di ciò che gli stava a cuore c’era il suo bambino, non ancora Gesù. La parola di Gesù: “se non vedete segni e prodigi, voi non credete”, pone invece al centro non più la guarigione del bambino, ma il credere nella sua persona. Però quel papà non sembra cogliere tutta la portata di quel “credere” che sta a cuore a Gesù.

Non cercava il miracolo come prova per credere in Gesù; cercava il miracolo perché il suo bambino guarisse.

A questo punto è bello vedere come Gesù, pur avendo manifestato rincrescimento per non essere creduto sulla parola, accoglie però la sofferenza e la preghiera di quel papà: “Va, tuo figlio vive”.

La fede che Gesù ci propone è una fede ricca di umanità.

Quell’uomo credete alla promessa di guarigione del figlio e si mise in cammino (circa 50 Km. tra Cafarnao e Cana).

Poi la notizia della guarigione portata dai servi, e immaginiamo la fine dell’angoscia e  la gioia.

Ma il Vangelo continua e dice della conferma di quella fede iniziale nella parola di Gesù, fino alla sua maturazione “e credette lui e tutta la sua famiglia”.

Non è più solo la speranza in un miracolo, ma il credere nella persona stessa di Gesù.

Ancora oggi molti chiedono miracoli per credere o credono solo per ottenere delle grazie da Dio.

Ma il Vangelo di oggi ci invita ad andare oltre fino ad arrivare a credere nella persona stessa di Gesù come Figlio di Dio, inviato dal Padre per la nostra salvezza, e segno del suo indicibile amore per noi.

Allora immaginiamo come nella casa di quel padre sia entrata non solo la gioia per il figlio guarito, ma la fede nella persona stessa di Gesù e la gioia che ne consegue..

Anche noi abbiamo bisogno di una fede così, non sbiadita o intristita dalle fatiche, dall’abitudine e dalle banalità della nostra vita e la gioia che ne consegue.

Don Gabriele vicario parrocchiale

 

 

 

 

 

 

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