DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA PRESENTAZIONE DI GESÙ AL TEMPIO

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Scritto il 1 febbraio, 2020

Festa della presentazione di Gesù al tempio. Anche in questa Vangelo, come negli altri vangeli dell’infanzia di Gesù, Gesù viene presentato come colui che compie le promesse di Dio e realizza le attese del popolo. In due punti ci sono di esempio Maria e Giuseppe, poiché Gesù è inconsapevole data la sua età.

1.     Maria e Giuseppe presentano Gesù al tempio come prescrive la legge: “Ogni figlio primogenito sarà sacro al Signore”. Non è ancora il gesto di Gesù che dirà di essere venuto per compiere la volontà del Padre; per ora è solo il gesto di Maria e di Giuseppe che offrono al Signore il loro figlio,  come per dire: “E’ tuo!”. Pur sapendo già qualcosa di Lui, non mancano di stupirsi davanti alle parole di Simeone e di Anna. Questo rito ci fa pensare al Battesimo dei nostri bambini: anch’esso significa che li consacriamo al Signore.

2.     Ci sono poi le parole di Simeone a Maria: “e anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Cogliamo qui un riferimento all’opera di redenzione che opererà Gesù, ma c’è anche la partecipazione di Maria come sua madre, e che noi chiamiamo corredentrice. Nella nostra vita di preghiera è bello e giusto che diamo grande spazio a Maria.

Dovremmo sempre saper parlare o fare memoria di Gesù suo figlio, pensando di farlo davanti a lei sua madre.

Questo ci aiuterebbe molto ad avere sentimenti giusti di umiltà, di affetto e di dolore, come le parole che cantiamo nella Via Crucis: “Se ti fossi stata accanto, forse che non avrei pianto o Madonna, anch’io con te?”.

Ma soprattutto in questo Vangelo emerge l’attesa definita: “consolazione d’Israele”.

Non attendevano una legge morale nuova, non un culto nuovo: attendevano una persona.

Questa è la straordinaria novità della fede cristiana: che essa non consiste anzitutto in un certo comportamento da tenere, o in verità da credere, o in un culto da praticare, ma nel rapporto personale con la persona di Gesù.

Solo così possiamo capire i sentimenti di Simeone e Anna: solo perché si è visto l’atteso, ora si può morire in pace.

Portavano in braccio il bambino, ma era lui che portava loro.

Che anche noi abbiamo a poter dire a Gesù:

         Tu sei la mia consolazione e la mia speranza.

         Tu sei il mio perdono e la mia pace.

         Tu sei per me la misericordia del Padre.

         Tu sei l‘atteso al termine della mia vita.

E con Pietro: “Via da te, da chi andremo?”.

Don Gabriele vicario parrocchiale

 

 

 

 

 

 

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