DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA DOMENICA DELLE PALME

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Scritto il 5 aprile, 2020

La Liturgia di oggi ci presenta l’ingresso di Gesù in Gerusalemme in occasione della Pasqua. L’evangelista annota che alcuni giudei si chiedevano: “Non verrà egli alla festa?”. Come poteva mancare colui che sarebbe stata la nuova Pasqua?

Se nella Pasqua ebraica il cuore era la memoria di come Dio aveva liberato il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto, nella Pasqua inaugurata da Gesù il cuore è la sua stessa persona: è Lui che ci porta nella sua persona – cioè nella sua volontà conforme alla volontà del Padre, nel suo sacrificio donato, nella sua preghiera – da una condizione di schiavitù e di morte generata dal peccato, a una condizione di libertà e di vita nuova riconciliata con Dio e con tutti, così che Pietro, ricordando il profeta Isaia, potrà dire: “per le sue piaghe noi siamo stati guariti”.

Per questo noi diciamo che Gesù è la nostra Pasqua. Ma il Vangelo ci parla anche dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme e di come la folla lo accolse festosa.

Quali sentimenti avrà avuto nel suo cuore Gesù mentre entrava nella sua città mite e umile, portatore di pace, di riconciliazione, pensando alla sua imminente passione?

Il Vangelo dice che gli apostoli compresero il significato di quell’ingresso solo dopo la glorificazione di Gesù.

Ma di quale glorificazione si tratta?

Saremmo portati a pensare alla gloria della sua risurrezione, ma il Vangelo già parla della gloria di Gesù riferendosi alla sua passione e morte.

E’ nella umiliazione della sua passione che Gesù sgretola il nostro orgoglio; è della sua morte in croce che Gesù aveva detto: “Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”.

La gloria di Dio è fare breccia nel cuore della nostra umanità per seminarvi verità e mitezza, anziché falsità e arroganza.

E’ incredibile come Dio sia entrato nella nostra storia nell’umiltà e nella mitezza mentre noi, che ci diciamo suoi discepoli, continuiamo a volerla cambiare con la forza.

Siamo abituati ad un mondo sempre più gridato; paradossalmente Gesù viene a noi con umiltà e mitezza.

Le cose gridate vorrebbero costringerci; ma è la forza della verità proposta con umiltà e mitezza che parla  alla nostra coscienza e ci ridesta ad una nuova umanità redenta.

Dobbiamo solo saperci affidare a Lui con umiltà, sincerità e fiducia: sentimenti possibili a tutti se guardiamo e ci lasciamo guardare da Gesù, così che il suo sguardo illumini la nostra coscienza e susciti in noi una vera conversone.

La gloria del Padre è che noi figli viviamo di una vita nuova.

Don Gabriele vicario parrocchiale

 

 

 

 

 

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