DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA 5ª DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Scritto il 26 giugno, 2021

Nelle letture di oggi appare subito centrale il tema della fede, non però come un sentimento astratto, lontano dalla vita, bensì come il legame vitale che unisce Dio a noi, così da chiamare questo legame “alleanza”. Questa parola “alleanza” richiama alla nostra mente il gesto di una stretta di mano; ecco allora la bella immagine della liturgia che dice: “Gesù è la mano che il Padre tende a noi peccatori”.

Se per Abramo e il popolo ebreo l’alleanza con Dio si esprimeva nella fedeltà alla sua legge e nel segno della circoncisione, per noi è accogliere nella fede la persona di Gesù e la sua parola: “Chi crede in me, crede in Colui che mi ha mandato. Chi vede me, vede Colui che mi ha mandato”.

Nel Vangelo Gesù definisce se stesso come “luce” e invita la folla a seguirlo in questo cammino di luce per non farsi sorprendere quando le tenebre tenteranno di oscurare il cammino.

Gesù ricorda che nonostante i grandi segni da Lui compiuti, non tutti hanno creduto in Lui.

Altri poi, pur credendo, non lo dichiaravano: “Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio”.

Qui raccogliamo un importante insegnamento: nel mare della confusione e degli abbagli in cui dobbiamo vivere, Gesù e la sua parola è luce sul nostro cammino, ma occorre onestà, intellettuale e di comportamento, per credere e non lasciarci trascinare dal comodo e dal piacere ingiusti: credere e vivere la fede non è una cosa facile e a basso prezzo, ma ci aiuta a cogliere il senso vero della vita.

Nel nostro mondo, tutto preso dal proprio lavoro, dalle proprie sofferenze e miserie, abbiamo bisogno di saper levare lo sguardo al Padre, come faceva Gesù.

Saperci in questa alleanza di Dio con noi ci permette di gioire in pienezza delle cose semplici della vita, senza bisogno di stordirci, perché non dimentichiamo che oltre la loro brevità e imperfezione c’è Lui, fonte della vera gioia.

Oggi ci può sembrare che questo pensiero è lontano dalla nostra vita concreta.

Certamente con fatica, perché la fede non è una passeggiata a cuor leggero, però questo è il senso ultimo e vero della vita con il quale tutto si confronterà: le gioie, i sacrifici, il lavoro, tutto il nostro modo di vivere la vita.

Abituiamoci alla sincerità anche nel nostro modo di credere e di pregare, senza dire cose più grandi di noi, per saper accogliere e stringere quella mano che il Padre ci tende, che è la persona di Gesù.

Don Gabriele
Vicario parrocchiale

 

 

 

 

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