DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA 5ª DOMENICA DI PASQUA

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Scritto il 9 maggio, 2020

Il Vangelo di questa 5a domenica di Pasqua è parte di un ampio discorso di Gesù con i suoi discepoli, nel quale promette il dono dello Spirito. Possiamo raccogliere alcuni spunti di riflessione.

1. “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama”. In un’altra occasione aveva detto: “Non chiunque mi dice “Signore, Signore”, ma chi fa la volontà del Padre mio”: Gesù non vuole essere amato a parole, ma acogliendo e
vivendo i suoi comandamenti.

2. A questo amore non di facciata, ma che si esprime nella vita del discepolo, corrispondono l’amore del Padre e di
Gesù. Non è più il loro amore per gli uomini che vorrebbero tutti salvi; ora è l’amore di amicizia, non solo perché l’uomo può riposare nell’amore di Dio (e già questo ci confonde tanto ce ne sentiamo immeritevoli), ma anche perché Dio può riposare nell’amore dell’uomo: cosa incredibile!

3. Eppure è questo ciò che Dio cerca come lo esprimono bene alcune pagine di Vangelo:

– Gesù che in casa di Zaccheo si deve essere sentito così bene accolto non solo per educazione, ma per gli impegni manifestati da Zaccheo da poter esclamare: “Oggi in questa casa è entrata la salvezza”.

– O il desiderare di cenare a casa di Maria, Marta e Lazzaro prima della propria passione: come non immaginare che fosse il desiderio di riposare una sera non solo nella loro casa, ma nella loro amicizia?

– L’ultima cena, con quelle parole: “Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamato amici”, che dicono un’amicizia offerta da Gesù e ricambiata dai discepoli, anche se fra rinnegamenti, paure, abbandoni; ma alla fine poter dire con Pietro: “Tu sai tutto di me, Tu sai che ti amo”.

C’è infine una promessa: “Io e il Padre ci manifesteremo e prenderemo dimora presso di lui”.
Accogliere e vivere bene i comandamenti di Gesù dovrebbe darci la percezione di essere in comunione con Lui, ma si può annidare in questo anche il pericolo di uno star bene intimistico che esclude gli altri e porta a giudicarli: è una religiosità acida e falsa.

Come è diversa la vera accoglienza di Gesù e del Padre in noi! Riconosce le proprie ingiustizie e perciò è umile e non vanitosa, dilata il cuore alla carità materiale spirituale, comprende, anche se non la sa spiegare, la verità per la vita della parola di Gesù, genera in noi gli stessi sentimenti di Gesù, per giungere infine a provare quella gioia e pace che solo Lui può dare.

Don Gabriele vicario parrocchiale

 

 

 

 

 

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