Se fosse vero, come i sacerdoti avevano fatto dire dai soldati, che Gesù non era…
DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA 4ª DOMENICA DOPO PENTECOSTE
Scritto il 27 giugno, 2020

Oggi il Vangelo ci parla della condizione nella quale siamo chiamati a vivere e ci mette in guardia riguardo all’inganno di vivere la vita come ricerca egoistica di benessere materiale e di piacere. In America si è addirittura parlato di religione del benessere, piegando gli insegnamenti della fede cristiana al perseguimento del benessere materiale: questo diventerebbe così il vero dio e il fine della vita dell’uomo. Ma questo, ci ammonisce Gesù, è il grande inganno; vivere per questo, come ai tempi di Noè e di Lot.
Eppure, proprio quelle storie ci parlano anche della fedeltà di Dio verso il giusto.
Possiamo ricordare altre due affermazioni di Gesù: quando nell’ultima cena Gesù pregò per i suoi ma non per il mondo: quel mondo che si oppone radicalmente a Lui e il cui idolo sono il benessere e il piacere in questo mondo, però, Gesù non abbandona gli uomini, non solo Noè o Lot, ma tutti: “questo è il mio sangue per voi e per tutti”.
Gesù continua ad essere la mano che il Padre tende a noi peccatori.
Dietro alle parole finali di Gesù si contrappongono due scelte fondamentali di come e per che cosa vivere:
o per se stessi e il proprio star bene,
o donando la propria vita sull’esempio di Gesù.
Sono concezioni di vita radicalmente diverse e opposte fra loro: un giorno sarà inevitabile mettere a confronto con Gesù il modo ci come avremo vissuto, e da lì scaturirà il giudizio.
Ma questa parola non vale solo per il giudizio finale; del resto a quell’incontro con Gesù ci si prepara cammin facendo, giorno per giorno.
Perciò siamo invitati a riflettere anche nella nostra vita personale di oggi per comprendere, già da oggi, come una vita donata sia più bella, dia più senso e gioia per le nostre fatiche.
Chiediamoci, in base alle nostre esperienze, se è vero che: quando da furbo ho evitato la fatica mi sono ritrovato solo e con una vita arida che non dà frutto; quando ho condiviso la fatica con chi era solo, ho sì faticato, ma ho provato la soddisfazione di avere costruito.
Nella Messa celebriamo il corpo spezzato di Gesù per noi: è il suo sacrificio che sostiene anche i nostri sacrifici, perché insieme abbiamo a dare frutti per la salvezza degli uomini.
Non solo alla fine della vita, ma in qualche modo già da adesso.
Don Gabriele vicario parrocchiale
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