Meditazioni dell'Arcivescovo Credo – Chiesa di Milano




DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELLA 3ª DOMENICA DI PASQUA

Scritto il 22 aprile, 2023

Può sembrare strano che in tempo di Pasqua, quando si parla di risurrezione e di vita nuova, il Vangelo ci riporti alla presentazione di Gesù fatta da Giovanni Battista con le parole “Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Siamo abituati ad ascoltare questo Vangelo come un invito a prepararci alla venuta di Gesù a Natale; oggi lo ascoltiamo come la proclamazione della vitoria di Gesù sul peccato.

Ci nascono però alcune domande:

Ma il peccato è una realtà così rovinosa per l’uomo da poter dire che la salvezza operata da Gesù è salvarci dal peccato?
E come Gesù ci salva dal peccato? Anzitutto dobbiamo ricomprendere la realtà del peccato. Verrebbe da dire che se il peccato sono le banalità che a volte si dicono nella confessione, queste sono nulla di fronte al grande male che c’è nel mondo. Avrebbero rilievo, queste nostre piccolezze, se a desiderare di esserne purificati ci fosse un ardente desiderio di una vita diversa, nuova.

La fiacchezza di questo desiderio è il vero peccato.

È la distanza da Gesù: basti pensare alle sue parole: “Ho un fuoco nel cuore e come vorrei che si accendesse”, “Siate luce che illumina, siate sale che dà sapore”.

Il peccato, in tutte le sue forme, grava sui singoli e su tutta l’umanità come realtà che disgrega, che toglie armonia, speranza, che semina sfiducia, divisione, che non dà pace: “peccato” è la lettura più profonda del male. Tutto questo nei cuori, prima ancora che nel mondo: una realtà così negativa e così pesante da chi potrà essere vinta?

È pesante come la pietra del sepolcro di Gesù che è stata rotolata via perché Gesù è risorto: perdono e pace sono i doni pasquali di Gesù. Si può essere giustamente sbalorditi dalle scoperte e invenzioni scientifiche di cui è capace l’uomo di oggi: eppure esse non giungono al cuore dell’uomo dal quale, come dice Gesù, nascono i pensieri e i sentimenti buoni o cattivi; ed lì, invece, che Gesù vince il peccato.

Ma in che modo Gesù vince il peccato e ci salva?

Anzitutto lo fa a proprio prezzo: con la propria umiliazione, passione e morte: dice san Pietro: “Per le sue piaghe noi siamo stati guariti”. Perché vuole toccare il cuore, la coscienza, e suscitare desideri di cambiamento e di bontà nuova, gratuita come la sua.

Ricordiamo l’invocazione di San Francesco che chiedeva: “Signore, dove c’è odio che io porti amore”.

Accogliere oggi questa parola del Vangelo: “L’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”, vuol dire lasciare crescere in noi il desiderio che il mondo diventi tutto così (è quello che chiediamo dicendo: “venga il tuo Regno”), e, intanto, cominciare ad essere io così, con i sentimenti di Gesù: per il suo perdono e con la sua pace.

Quando nella Messa diciamo le parole: “Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”, noi siamo messi di fronte a questa verità di fede proclamata da Giovanni Battista riguardo a Gesù.

Nel mare dell’indifferenza di oggi, noi crediamo alla forza redentrice di questo Gesù, capace di salvare ogni uomo che con cuore sincero si affida a lui.

Don Gabriele
Vicario parrocchiale

 

 

 

 

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