La Liturgia di oggi ci presenta le chiamate di Samuele, di Paolo e dei primi…
DON GABRIELE COMMENTA IL VANGELO DELL’11ª DOMENICA DOPO PENTECOSTE
Scritto il 20 agosto, 2022

Possiamo ricollegare il Vangelo di oggi alla sentenza di Gesù che abbiamo ascoltato domenica scorsa: “Quanto è difficile per quelli che possiedono ricchezze entrare nel Regno di Dio: sarebbe più facile ad un cammello passare per la cruna di un ago”. La parabola che oggi Gesù ci propone non è una condanna della ricchezza in quanto tale, ma è un ammonimento riguardo all’uso egoistico che se ne può fare.
Quello che la parabola condanna è il modo di come il ricco vive la sua condizione: in una ricchezza totalmente chiusa in se stessa, e assolutamente cieca e indifferente al bisogno degli altri.
Nella parabola Dio ci fa capire di essere il garante della giu-stizia: “Tu hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti”.
Così questo Vangelo ci conferma che c’è una vita futura nella quale troverà compimento la giustizia di Dio.
Se liberiamo le parole “ricchi” e “poveri” dalla demagogia e dalla violenza, che peraltro interessano entrambe in modi diversi, rimane che i poveri sono sempre un fastidio allo star bene dei ricchi: questo vale ancora oggi, a livello personale e nel rapporto fra i popoli.
Questa differenza fra ricchi e poveri è una separazione che Gesù ha superato nel modo più radicale possibile: “Egli, da ricco che era, si fece povero per noi”, dirà San Paolo.
A questo modo ci ha indicato una strada non di rivendicazioni sociali, ma di una uguaglianza che nasce dalla fraternità: l’uguaglianza senza la fraternità rispecchierà sì la giustizia, ma sarà sempre senza amore.
Anche il brano di lettera ai Romani della seconda lettura è tutta una raccomandazione ad avere rapporti sinceri di carità e di fraternità.
Questa parabola ci sprona a non lasciarci stordire dalle nostre ricchezze materiali: quante volte anche noi ci costringiamo a ridere fingendo di divertirci, e per questo abbiamo bisogno sempre di più: è la drammatica povertà nostra e dei nostri giovani, pieni di cose e poveri di vera gioia.
Ci insegna anche ad ascoltare il grido dei poveri e ci richiama all’importanza della vita presenta nella quale ci giochiamo il nostro destino futuro.
“Hanno Mosè e i Profeti: ascoltino loro”: non attendiamo un avvertimento più clamoroso di quello che oggi abbiamo udito da Gesù.
Don Gabriele
Vicario parrocchiale
Sorry, the comment form is closed at this time.
























































No comments yet.