Costruire la Chiesa viva nell’incontro con il Signore, ascoltando la sua Parola e seguendo i Santi

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Scritto il 22 ottobre, 2018

I fedeli ambrosiani che, nella terza di domenica di ottobre, affollano il Duomo per la tradizionale a antichissima festa della Dedicazione della loro Chiesa madre, la Cattedrale, hanno – quest’anno -, una ragione in più per radunarsi tra le Navate: ringraziare, insieme, come Diocesi, papa Francesco per la Canonizzazione di Paolo VI, avvenuta esattamente una settimana fa nelle stesse ore, in cui oggi, in Cattedrale monsignor Delpini presiede il Pontificale solenne della Dedicazione. Festa sempre celebrata nella terza domenica di ottobre, a ricordo di una singolare scansione temporale attraverso i millenni.

Nel V secolo, infatti, la cattedrale di Santa Tecla – una delle due da cui sarebbe sorto il Duomo – fu distrutta dai barbari di Attila; La data della terza domenica di ottobre divenne talmente radicata nella tradizione liturgica ambrosiana che, nel 1418, quando papa Martino V, di ritorno dal Concilio di Costanza, fu invitato a consacrare l’altare maggiore del nuovo Duomo, fu scelta sempre la terza domenica di ottobre, che cadeva in quell’anno il giorno 16. «Il 18 ottobre 1958, l’allora arcivescovo Montini, ebbe a dire: “Non guardate questo Duomo con l’occhio miope del turista, né con quello profano dello storico o dell’esteta, guardatelo con quello intelligente di chi vin scopre la parola dello Spirito».

Quello sguardo che hanno, appunto coloro che sono «appassionati all’opera comune e convocati per costruire», per usare le prime espressioni della riflessione dell’Arcivescovo che, per l’occasione, indossa l’anello, la croce, la mitria, il pastorale e il pallio montiniani (quest’ultimo utilizzato anche da papa Francesco per la Canonizzazione), mentre sull’altare maggiore, e posto il grande dipinto di Montini arcivescovi di Milano, normalmente conservato nella Sala dei Ritratti all’interno dell’Episcopio.

«La Chiesa non è una roccaforte costruita per difendersi dall’assalto dei nemici: la difende il Signore. Talvolta, i calendari delle comunità sono congestionati da molta paglia e molto fieno che si ripropone con una specie di inerzia di anno in anno: ma poi resta qualche cosa di queste tante fatiche, iniziative, imprese?», si chiede monsignor Delpini.

E, ancora, l’oro, l’argento, le pietre preziose non sono buoni materiali di costruzione: «il gusto del grandioso, l’ossessione per i numeri, il tributo eccessivo alla rinomanza e alla gloria mondana orientano alcuni momenti della vita di una comunità, impegnano molte risorse, suscitano anche molta meraviglia: ma è così che Dio vuole il suo tempio?».

Come sempre, la via giusta viene dalla Parola del Signore: «Gesù non sembra tanto preoccupato dell’organizzazione e delle iniziative, ma di un rapporto di conoscenza e di sequela, di condivisione di vita e di pensieri. La figura di Paolo VI, nostro Vescovo, maestro, esempio di una fede vissuta come un fremito di zelo e di inquietudine, di intuizioni luminose e di delicatezze personali, ci aiuti. Confidiamo nella sua intercessione, continuiamo ad accogliere il suo magistero come indicazione per il cammino».

Infine, al termine della Celebrazione, monsignor Delpini con i concelebranti si porta in processione presso l’altare laterale di Sant’Ambrogio dove è stata posta, temporaneamente, l’urna con la reliquia di san Paolo VI: la sua maglietta macchiata di sangue dopo l’attentato da lui subito a Manila nel 1970.

Sunto automatico Annamaria Braccini Chiesadimilano.it
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