Celebrare con fede il Natale

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Scritto il 21 dicembre, 2018

«Il Natale, lo sappiamo tutti, tante volte si celebra non con tanta fede, si celebra anche mondanamente o paganamente» ha detto il Papa nell’omelia di Lunedì 10 u.s. a Casa Santa Marta. Ma «il Signore ci chiede di farlo con fede e noi, in questa settimana, dobbiamo chiedere questa grazia: di poter celebrarlo con fede ».

Raccogliendo l’invito del Papa, suggeriamo una pagina di riflessione a cura di PierLuigi Galli Stampino

Gesù bambino, chi sei e cosa fai?

Sembra strano ma questa semplicissima domanda è quella che meno risuona nel Natale di Gesù. Sarebbe bello che questa dimenticanza fosse dovuta a una risposta già posseduta e condivisa; sappiamo bene che così non è. In realtà, in questi giorni ci imbattiamo in un uso variopinto e sconclusionato di questa dolce parola: “Natale”.
È evidente che dobbiamo, come non mai, ripeterci questa domanda: «Ma Gesù, tu chi sei veramente?». La risposta non è facilissima perché è sepolta sotto abitudini e usanze, anche religiose, che la rendono inaccessibile all’immediatezza dello sguardo. E già stato detto ma va ripetuto che solo il silenzio e la preghiera possono far comprendere e conoscere il Natale, sepolto sotto un cumulo di macerie. Nello stesso tempo la situazione è straordinariamente propizia perché la gioia del Natale “mangerà in un sol boccone” l’allegria superficiale che cerca di nasconderlo.

Questa operazione per essere efficace deve essere affidata alla Spirito Santo, vero protagonista del Natale di Gesù. Noi la invochiamo con fiducia; sappiamo che troverà lui i modi per far riposare tra le nostre braccia e nel nostro cuore il Bambino di Betlemme. L’unica cosa che a noi è richiesta è cercare la sintonia con l’evento misterioso. Sarà questo il senso delle brevi note che seguono.

1. «Gesù tu sei la povertà che può rendere ricca la nostra vita». Già la parola “povertà” suscita orrore e compassione, ma noi sappiamo che è proprio la povertà dell’umanità di Gesù che può arricchire la nostra la quale, anche se colma di soldi, rimane senza speranza.

Essere poveri significa riconoscere il proprio bisogno di salvezza. Grazie alla libertà e all’intelligenza, che fanno delle donne e degli uomini gli esseri più grandi dell’universo, noi sappiamo di valere molto; nella stesso tempo, proprio questa grandezza ci fa intuire un destino desiderato ma irraggiungibile: essere come Dio; questa è la vera disperazione. Riconoscere la nostra disperazione ci rende poveri, capaci perciò di accogliere la ricchezza che ci dona Dio che si è fatto piccolo uomo perché “piccoli uomini” possano diventare grandi come Dio. Così nell’umiltà posso dire a Gesù: «Grazie, Signore, perché il tuo abbassamento, come in una misteriosa e cosmica altalena, ha innalzato me fino a te».

2. «Gesù, tu sei la pienezza dell’umanità che svela a ogni donna e a ogni uomo la strada per trovare la pienezza di se stessi.» Se Gesù ha dovuto rinunciare alla sua forma divina, annullando se stesso nella forma umana per far conoscere a me l’infinita ricchezza della misericordia di Dio, posso prevedere che il mio cammino per riconoscere e vivere della misericordia di Dio non sarà meno difficile e impegnativo di quanto la sia stato l’abbassamento di Gesù. Sappiamo tutti, credenti e non, che l’umanità sta cercando la strada della bontà e della convivenza perché a tutti la paura e la diffidenza avvelenano la vita.

Il Natale di Dio che scende tra gli uomini e si rende visibile in un bambino, ci insegna ad aver fiducia nell’amore. Oggi l’amore, comunque venga inteso, non gode buona fama: è offeso, deriso, ritenuto ingenuo, o addirittura impossibile.

«Gesù, ti ringrazio perché mi restituisci la fiducia nella mia intelligenza e nella mia libertà; mi incoraggi a essere buono e a non lasciarmi sopraffare dalla paura che vede negli altri solo un pericolo. Gesù, ti ringrazio perché guardandoti bimbo mi ricordi che posso fidarmi dell’amore e che c’è molta verità in quello che tu hai detto: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”».

3. «Gesù, tu sei l’agnello sacrificale che, fin dalla culla, ha offerto la sua vita all’umanità; ti sei sostituito a me in tutto ciò che per me si rivela impossibile». Stiamo parlando dell’eucaristia, cioè del destino sacrificale che aspetta questo bambino. Tutto quello che a lui succede è per la mia salvezza; egli è nato per rendere sensata la mia nascita, ha amato intensamente perché nulla del mio amore vada perduto, ha camminato sulle strade del mondo perché nessun sentiero fosse troppo difficile per me. Nella sua passione ha perdonato perché io riesca a perdonare; si è donato in cibo perché la mia vita possa essere cibo per i fratelli.

Il cuore del Natale è la comunione del divino con l’umano perché ogni uomo possa avere nel cuore una briciola dell’amore incondizionato di Dio. È una rivelazione strepitosa; per i cristiani non è una favola ma è il gioioso impegno che li accompagna ogni giorno, perché per il cristiano ogni giorno sarà un vero Natale se saprà offrirsi come cibo per i fratelli: poveri e ricchi, bianchi neri o gialli, buoni e cattivi, santi e ladri, senza distinzione di religione, di età, di cultura e di censo.

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