«Autorizzati a pensare», contro l’emotività un appello al buon senso – Sant’Ambrogio 2018

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Scritto il 11 dicembre, 2018

«Siamo autorizzati a pensare. Piuttosto credo che la convivenza in città sarebbe più serena e la presenza di tutti più costruttiva se, dominando l’impazienza e le pretese, potessimo essere tutti più ragionevoli, comprensivi, realisti nel considerare quello che si fa, quello che si può fare per migliorare e anche quello che non si può fare. Perciò «credo che il consenso costruito con un’eccessiva stimolazione dell’emotività dove si ingigantiscano paure, pregiudizi, ingenuità, reazioni passionali, non giovi al bene dei cittadini e non favorisca la partecipazione democratica».

La qualità del tessuto democratico sta molto a cuore all’Arcivescovo: «La partecipazione democratica e la corresponsabilità per il bene comune crescono, a me sembra, se si condividono pensieri e non solo emozioni, informazioni obiettive e non solo titoli a effetto, confronti su dati e programmi e non solo insulti e insinuazioni, desideri e non solo ricerca compulsiva di risposta ai bisogni».

Bisogna allora invertire la rotta e imboccare strade diverse: «Credo sia opportuno un invito ad affrontare le questioni complesse e improrogabili con quella ragionevolezza che cerca di leggere la realtà con un vigile senso critico e che esplora percorsi con un realismo appassionato e illuminato». Una sensibilità che, tra l’altro, fa parte del dna dei milanesi, come sottolinea l’Arcivescovo: «Mi sembra che siano inscritti nell’animo della nostra gente una profonda diffidenza per ogni fanatismo, un naturale scetticismo per ogni proposta di ricette che promettono rapida e facile soluzione per problemi complicati e difficili».

Dunque, «la ragionevolezza che si può anche chiamare “buon senso” – espressione di un senso buono -, l’intelligenza e la competenza che possono maturare in saggezza, una disposizione alla stima vicendevole che si può ritenere fondamentale per una convivenza serena possono creare consenso con argomentazioni, danno forma ad alleanze tra le forze in gioco che presuppongono l’affidabilità delle persone e delle organizzazioni che vi convergono. «Mi sembra che si debba insistere in quei percorsi di semplificazione che sono spesso enunciati e promessi per rendere più facile essere buoni cittadini, onesti e in regola con la pubblica amministrazione, per favorire l’intraprendenza di imprenditori e di operatori negli ambiti del servizio ai cittadini e della solidarietà. Non servirà semplificare le procedure se perdura il sospetto sul cittadino come incline a delinquere e se rimane radicata nel cittadino l’inclinazione alla litigiosità e alla suscettibilità che è insofferente delle regole del vivere insieme e del rispetto reciproco».

Una responsabilità collettiva di legalità, che richiede una maturazione civile: «Il rispetto delle regole e del prossimo è un frutto del senso civico, del senso di appartenenza alla comunità, della persuasione che il bene comune del convivere in pace sia da anteporre all’interesse privato momentaneo e che il danno arrecato a una comunità prima o poi danneggi anche chi lo compie. La riscoperta e la valorizzazione del bene comune (e non solo dei beni comuni, dei beni privati e di quelli pubblici), oltre lo Stato e il mercato, può favorire la rigenerazione della cittadinanza, come vivibilità e appartenenza civile».

Autorizzati a pensare

«Essere persone ragionevoli è un contributo indispensabile per il bene comune. Siamo impegnati e motivati per una partecipazione costruttiva alle vicende europee: vogliamo dare volto all’Unione Europea dei popoli e dei valori, che pensi i suoi valori e le sue attese nella concretezza storica del tempo presente e di quello a venire, e che non si occupi di beghe e di interessi contrapposti».

Al centro la nostra Costituzione

«In questo contesto di un cantiere europeo al quale rimettere mano – prosegue l’Arcivescovo – il nostro Paese adotta come punto di riferimento fondamentale per la convivenza dei cittadini e la visione dei rapporti internazionali la Costituzione della Repubblica italiana».

Significativo che il Pastore di Milano ponga all’attenzione di tutti il richiamo alla centralità della Costituzione e dei suoi valori per la costruzione del bene comune: «La Carta costituzionale, in quella prima parte dove formula princìpi e valori fondamentali, non può essere ridotta a un documento da commemorare, né a un evento tanto ideale quanto irripetibile, ma deve continuare a svolgere il compito di riconoscere e garantire “i diritti inviolabili dell’uomo” (art. E puntare all’educazione civica: per educare studenti – «che siano italiani da generazioni o che siano provenienti da altri Paesi» – «al pensiero civico e alle responsabilità di cittadini ci vuole una città che si esprima in modo comprensibile e faccia riferimento a valori condivisi».

Capri espiatori e priorità vere

Accade spesso nel dibattito politico quello di cercare nemici e capri espiatori. «In una considerazione pensosa delle prospettive del nostro tempo si dovrà evitare di ridurci a cercare un capro espiatorio: talora, per esempio, il fenomeno delle migrazioni e la presenza di migranti, rifugiati, profughi invadono discorsi e fatti di cronaca, fino a dare l’impressione che siano l’unico problema urgente».

Invece, «si devono nominare tra le problematiche emergenti e inevitabili: la crisi demografica che sembra condannare la popolazione italiana a un inesorabile e insostenibile invecchiamento; E nella mia responsabilità di vescovo di questa Chiesa confermo che le nostre comunità sono pronte, ci stanno, sono già all’opera».

Un impegno quotidiano e capillare: «La comunità cristiana, nelle sue articolazioni territoriali e nella sua organizzazione centrale, desidera abitare la città per offrire il suo contributo e collaborare con tutte le istituzioni presenti nel comprendere il territorio, nell’interpretare il tempo, nel promuovere quell’ecologia globale che rende abitabile la terra per questa e per le future generazioni.

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Link al testo completo di Pino NARDI

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