Pasqua Scola: «Il Risorto ci obbliga alla testimonianza come tensione a verità, solidarietà, eguaglianza e giustizia»

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Scritto il 18 aprile, 2017

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In una radiosa giornata di sole, con il Duomo che si staglia, magnifico, sullo sfondo di un cielo azzurrissimo, si celebra “il vero giorno di Dio, radioso di santa luce”, come recita l’Inno del patrono Ambrogio. I Dodici Kyrie della Liturgia ambrosiana, i gesti liturgici, le tre Letture tratte dal Nuovo Testamento – attraverso pagine degli Atti degli Apostoli, della I Epistola ai Corinzi e del Vangelo di Giovanni –, definiscono «la realtà della vita nuova di Gesù che i primi discepoli hanno sperimentato di persona», nota subito il cardinale Scola «Il fatto che il Risorto si sia fatto vedere è l’esperienza che introdurrà la Chiesa, quindi anche noi, nella novità della Pasqua di Gesù vivo oggi, qui ed ora».
Così, come ai discepoli divenuti apostoli, «in forza dell’aver visto Gesù» e non per loro meriti personali, anche a noi oggi è chiesta – suggerisce l’Arcivescovo – una testimonianza limpida e coraggiosa per annunciare la gioia del Vangelo che «è la parola dominante nella Pasqua e nella prospettiva della vita eterna già anticipata nell’Eucaristia di cui il cristiano può godere». con il commovente “spettacolo” delle decine di migliaia di persone delle 7 zone pastorali che hanno seguito la reliquia del Santo Chiodo nella Via Crucis o le tantissime che hanno partecipato o ancora stanno vivendo le tappe della Visita pastorale».
«Milano, popolo di Dio»

«In tutte queste occasioni Milano si è riscoperta essere il popolo di Dio. Credenti e non credenti, fedeli di altre religioni, milanesi di antico lignaggio o di nuova adozione, tutti hanno ritrovato la fierezza di questa appartenenza al popolo È qui sta il ridestarsi della speranza.
Il riferimento è ai fedeli Copti «che non hanno rinunciato a vivere insieme le Celebrazioni della Pasqua dopo i gravissimi attentati», ai «nostri fratelli in Congo, dove infuriano gravi tensioni militari con numerose uccisioni, come ci hanno scritto i nostri missionari ambrosiani chiedendoci preghiere», ma anche «all’infaticabile dedizione silenziosa di moltissime persone che si spendono per sostenere, curare, accompagnare la vita più fragile, debole e ferita fino all’ultimo suo palpito negli ospedali, nei centri di accoglienza e nelle scuole, nelle carceri e nelle nostre case»
Segni, questi, «della speranza in atto generata dallo Spirito del Risorto: da qui infatti, scaturisce una cultura della vita dentro l’apparente trionfo della cultura della morte: terrorismo, rischi di guerra sempre più accentuati, disperazione e non senso, esplosioni folli di violenza non sono destinati a vincere, il trionfo sarà della vita perché nell’Eucaristia il centuplo quaggiù e già assicurato», scandisce Scola, che pone la domanda, forse, oggi, più complessa e cruciale circa il contributo che i Cristiani possono offrire nella società plurale.
Un rinnovato sistema sociale e il richiamo alla politica

E, poi, l’affondo senza mezzi termini: «Milano, il Paese e l’Europa tutta, per svolgere il loro compito nel mondo intero, hanno ormai bisogno di un sistema sociale rinnovato, radicato in un equilibrato e inscindibile rapporto tra diritti, doveri e leggi. Il problema è sempre lo stesso, «lasciare Cristo alle spalle», senza farsi interrogare dalla domanda di libertà che viene da Cristo e permette di seguire il bene e di evitare il male».

Riassunto completo: riassunto-omelia-di-pasqua-16-aprile-2017

Categories : Chiesa di Milano | Decanato | Quaresima e Pasqua


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