L’ANGELO CUSTODE: UNA PRESENZA REALE NELLA FESTA A SAN MICHE A INTROBIO

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Scritto il 29 settembre, 2018

Ci si rivolge all’Angelo Custode, come se fosse un fratellino, un amico con cui giocare, un compagno di viaggio nei labirinti dell’infanzia, quelli che attraversiamo di corsa, quasi senza accorgercene, spesso con le ginocchia sbucciate.

Tanti bambini ad acoltare il racconto di suor Rosanna Corti sull’origine dell’Angelo Custode che viene affidato da Dio ad ogni bambino fin dalla sua nascita. Suor Rosanna ha parlato dei tre grandi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele che la Bibbia li ricorda con specifiche missioni: Michele avversario di Satana, Gabriele annunciatore e Raffaele soccorritore.  Il titolo di arcangelo deriva dall’idea di una corte celeste in cui gli angeli sono presenti secondo gradi e dignità differenti.

Gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele occupano le sfere più elevate delle gerarchie angeliche. Queste hanno il compito di preservare la trascendenza e il mistero di Dio. Nello stesso tempo, rendono presente e percepibile la sua vicinanza salvifica [cfr Santi e Beati].

Il problema nasce quando si diventa grandi e allora quasi mai, chissà perché, lo facciamo crescere con noi, quasi fosse un ostacolo, una fantasia che infastidisce, una password sbagliata per entrare nel mondo degli adulti. Colpa di una certa letteratura che confina la religione nel capitolo delle fiabe, del cinema che mescola Vangelo e spiritualismo new age, soprattutto colpa nostra. È un angelo che ferma la mano di Abramo pronto al sacrifico di Isacco, che porta il cibo a Elia nel deserto, che annuncia la nascita di Cristo ai pastori, che compare in sogno a Giuseppe, che rivela a Maddalena e alle altre donne la risurrezione del Signore. La risposta è nella figura dell’angelo intercessore del Libro di Giobbe, soprattutto ce la dà Gesù che nel Vangelo di Matteo parlando dei bambini invita a guardarsi «dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Ecco, i nostri compagni celesti hanno questo di meraviglioso e insieme umanamente inspiegabile: stanno al cospetto di Dio, gli offrono le nostre preghiere, ci spingono sulla via del bene, vigilano, nella misura in cui lo permettiamo, sulle nostre scelte quotidiane. Perché l’angelo è come l’amico che ha il coraggio di dirti le cose che non vorresti sentire, che ti strappa alla rabbia in cui anneghi una delusione, che ti fa ridere delle sconfitte ingiuste. Che nel mondo degli uomini ti spinge a cercare i volti dei più fragili e più soli, che ti fa andare controcorrente e barattare la gloria effimera del successo con i doni immensamente più grandi della pace e del perdono.

Riassunto e cfr Riccardo Maccioni da Avvenire.it

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