LA MESSA SOLENNE FESTEGGIA IL DECANO DON LUCIO A BARZIO NEL GIORNO DELLA SUA PRIMA CELEBRAZIONE 40 ANI FA

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Scritto il 10 giugno, 2018

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Tutta la comunità pastorale di Altopiano e Pasturo domenica sera si è stretta attorno a don Lucio Galbiati, guida della “Maria Regina dei Monti” giunto al traguardo dei 40 anni di sacerdozio. Numerosi i fedeli presenti per la messa solenne celebrata dal prete di Germanedo, dal 2010 a Barzio e responsabile delle parrocchie del territorio, cinque paesi rappresentati dai primi cittadini in fascia tricolore.

Durante la celebrazione religiosa proprio nel giorno della prima messa di 40 anni fa, guidata del seminarista di Barzio Paolo Invernizzi, dal diacono Fabrizio Valsecchi e dal cerimoniere Samuele Brambilla oltre ai ringraziamenti del sindaco di Barzio Andrea Ferrari che ha sottolineato l’intenso lavoro del parroco nell’unire le varie parrocchie preservandone le identità, sono giunte le lettere di augurio di papa Francesco e dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini insieme al saluto del neo prete don Gianmaria Manzotti.

Toccante la testimonianza del vicario episcopale monsignor Maurizio Rolla che ha voluto indirizzare una intensa lettera di auguri e “consegne” al decano della Valsassina che ha raccolto la commozione dei fedeli: Due righe di auguri per te, carissimo don Lucio, in questo anno del tuo 40° di Ordinazione Presbiterale: la Scrittura Sacra lo presenta come un numero specialissimo e intenso, è ciò che auguro al prosieguo del tuo ministero. Comincio così: tu prete, nemmeno di questi tempi, non sei frutto di un lavoro di montaggio e smontaggio a cui hanno messo le dita fantomatici robot ma sei il dono scaturito da un lavoro super artigianale a cui hanno messo mano la Trinità, la Madre di Dio, la Madre Chiesa e intere generazioni di uomini e donne a partire dai tuoi genitori … fino ad arrivare ai volti di tutti coloro a cui tu sei oggi più familiare: sono i volti di questa ‘tua’ Comunità Pastorale. Sei frutto maturo fatto di cesellature e di intarsi diuturni, con scalpelli ricurvi e bisturi taglienti e se, a prima vista, questo lavoro sembra averti lasciato cicatrici non belle a vedersi, ad uno sguardo più attento e virtuoso sei ricco di solchi lucenti dentro i quali è stato possibile seminare speranza.

Ti auguro, don Lucio, che questa speranza sappia ancora consegnarti queste tre consapevolezze.

La prima è di saper vivere nella gioia. Può darsi che talvolta non ti riesca di farla intravedere ad occhio nudo ma non devi e non puoi farle perdere le tue tracce. Mai. Se però ti capitasse di sentire affievoliti i suoi passi accanto al tuo viaggio, sappi che non esistono ipermercati o bancarelle dove comperarla – nemmeno qui in Valsassina negli stand della Sagra delle Sagre – perché il suo recupero è solamente un quotidiano allenamento, avanti e indietro, sui sentieri invisibili dello Spirito di Dio e sulle strade di tutti coloro a cui sei mandato. Anche sui sentieri impervi e stretti di chi non vorrebbe mai incontrarti.

La seconda consegna è questa: tante sono le cose che ti sei lasciato alle spalle e tante sono quelle che, forse, avresti voluto portare con te. Adesso non darti troppa preoccupazione perché sarebbero tutte cose, comunque, d’inciampo alla tua libertà e ingombro sul tuo cammino: meglio consegnarsi a ciò che ancora non conosci e anche a ciò che non conoscerai mai. Questo non per sterile eroismo ma come sapiente affidamento a quell’origine del respiro dove il profumo non è odore di successo e dove il suono non è ammaliante attrattiva di temporanee soddisfazioni.

La terza consegna: lascia stare di ingolfarti di nostalgie e rimpianti. Se per qualsiasi motivo te le ritrovi tra le costole, puoi guarire solamente guardando avanti. Verbi come amare, perdonare, ascoltare, pregare, tacere, soffrire, ingoiare, esultare – che in questa stagione ormai robusta di anni di ministero ti si infileranno ancora nelle pieghe più nascoste della tua vocazione – dovranno essere coniugati con estrema lucidità e pazienza. E’ però essenziale che il loro soggetto non sia il tuo io ma il ‘tuo’ Dio. E quando Dio ci si mette la … danza dei tempi e dei modi non ha più fine. Non temere“.

Don Lucio, visibilmente commosso ha voluto ringraziare tutti i presenti, cercando di non dimenticare nessuno: dalle associazioni ai vari componenti degli organismi parrocchiali. Un particolare pensiero è andato all’anziano e dinamico don Alfredo Comi che ha sempre parole di elogio e sostegno per tutti.

Al termine della lunga cerimonia i presenti si sono trasferiti all’oratorio di Barzio per un rinfresco organizzato in onore del sacerdote.

(c) Valsassinanews.com e Decanatoprimaluna.org

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