LA COMUNITÀ MARIA REGINA DEI MONTI IN FESTA PER IL DIACONATO DI DON PAOLO INVERNIZZI

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Scritto il 29 settembre, 2018

Sono andati in tanti a Milano non solo dalla Comunità Pastorale Maria Regina dei Monti per assistere alla solenne celebrazione presieduta dall’Arcivescovo Mario Delpini per le ordinazioni dei 16 diaconi candidati a diventare presbiteri il prossimo 8 giugno, tra cui il seminarista di Barzio Paolo Invernizzi. I candidati che diventeranno sacerdoti il prossimo 8 giugno 2019 hanno scelto come motto “Siate lieti nella speranza” (tratto dalla Lettera ai Romani 12,12), accompagnato da un’immagine presa da una tela di Valentino Vago. I diaconi hanno un’età compresa tra i 24 e i 33 anni e alle spalle diversi percorsi di studio e professionali, come quello di Paolo che frequentava il Politecnico prima di rispondere alla chiamata di Gesù.

A guidare la delegazione Valsassinese il parroco e Decano don Lucio Galbiati, il diacono Fabrizio Valsecchi e il vicario della pastorale giovanile don Gianmaria Manzotti.

Nella sua omelia l’Arcivescovo ha utilizzato la parafrasi del telegramma per riassumere il ruolo del diacono e anche del futuro sacerdote dicendo: “Il telegramma è uno strumento di comunicazione che è meno usato oggi perché altri strumenti di comunicazione sono più rapidi e meno costosi e perciò più diffusi. Tuttavia le poste prestano ancora questo servizio e in certe occasioni si rivela necessario. Il telegramma si usa per una comunicazione ur

gente. C’è un messaggio che in poche ore deve arrivare a destinazione, per partecipare a un evento festoso o doloroso, per far giungere in fretta una risposta importante e attesa. La spiritualità del telegramma è quindi di farsi carico di un’urgenza: non c’è tempo da perdere. La spiritualità del telegramma è quella di offrire un servizio non di richiamare l’attenzione su di sé: è importante che sia chiaro chi lo ha inviato e quale sia il contenuto del messaggio. I destinatari dell’annuncio devono essere aiutati a rivolgere il pensiero alla sollecitudine di quel Signore che si prende cura di ciascuno e rivolge a ciascuno la chiamata urgente, l’annuncio determinante, il messaggio necessario per vivere e per sapere perché fare festa.”

Quindi Delpini ha poi proseguito: “Il telegramma è uno strumento di comunicazione. Nessuno chiede al telegramma se è contento o se è triste, se è ben riposato o se è stanco. Importante che la notizia giunga a destinazione. La spiritualità del telegramma è una spiritualità adulta, che non si lascia condizionare troppo dall’umore e dalla voglia, è tutto preso dalla sua missione. Non deve pensare ad altro che eseguire il compito che gli è stato affidato. Il telegramma è scritto su carta di poco valore. Per far pervenire il telegramma le poste non usano un materiale prezioso, non una carta decorata e costosa: si usa una carta ordinaria, materiale riciclato per evitare sperperi.  La spiritualità del telegramma non richiede di essere un genio o un eroe o un campione: basta essere disponibile a ricevere il messaggio, a custodirlo con precisione, a farlo giungere a destinazione. Il servizio di telegramma è dunque praticabile da chi è umile,modesto: anche se uno è fragile e poco considerato secondo i criteri del valore e della bellezza non è inadatto alla spiritualità del telegramma.”

In conclusione l’Arcivescovo di Milano ha affermato: “Il telegramma trasmette un messaggio breve, perché ogni parola costa. Il testo del messaggio deve essere breve, perché si paga ogni parola. I nostri fratelli che si presentano per l’ordinazione diaconale dopo anni di preparazione e di discernimento sono stati ritenuti pronti e adatti per essere annunciatori di un messaggio urgente per il nostro tempo che porteranno dove sono mandati, senza darsi importanza, lieti di servire alla gioia di fratelli e sorelle, nel condividere lasperanza che è stata seminata in loro dalla promessa e dalla testimonianza di Gesù.”

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