DOPPIO APPUNTAMENTO IN ALTA VALLE PER SAN MARTINO E CRISTO RE

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Scritto il 4 novembre, 2017

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Doppio appuntamento nell’Unità Pastorale dell’Alta Valsassina per la festa di San Martino domenica 5 novembre alle 15:00 messa solenne in San Martino con benedizione degli autoveicoli con a seguire un rinfresco per tutti presso l’ex scuola.  Invece sempre domenica mattina in occasione della solennità di Cristo Re dell’Universo alle 10 messa nella parrocchiale di San Bernardino a Casargo con benedizione degli attrezzi ed utensili di lavoro. La funzione sarà accompagnata dal Coretto Note Libere e dalla corale di Casargo.

 

La scheda da Valsassinacultura.it:

La parrocchia di San Martino si trova in una posizione isolata e equidistante tra i due paesi di Indovero e Narro vicino al profondo solco della Valresina. Per spiegare questa singolare collocazione sono nate varie leggende. La più famosa è quella che identifica l’edificio sacro come la “chiesa del filo” o “della corda”. Si tramanda che per lunghi anni i due paesi vicini furono in contrasto a causa della posizione della chiesa parrocchiale: l’uno la voleva nel proprio territorio e stessa cosa reclamava l’altro. A dirimere l’annosa questione ci pensò in modo salomonico lo stesso San Carlo Borromeo. Infatti, racconta la leggenda, il santo fece tirare una corda tra Indovero e Narro e, una volta stabilita la metà esatta tra i due abitati, decise il luogo esatto per l’edificazione della chiesa che avrebbe dovuto servire i due paesi contendenti. La leggenda però non ha solide basi storiche perché colloca la sua fondazione all’epoca di San Carlo mentre a quell’epoca (seconda metà del ’500) la chiesa aveva già un lunga storia di oltre tre secoli alla sue spalle. Infatti è già citata dal “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” del 1266, un elenco redatto da Goffredo da Bussero, in cui vengono riportati i nomi delle chiese presenti nella diocesi di Milano.

La fondazione della chiesa deve essere però ancora più tarda ed ha origine come chiesa castrense eretta vicino ad un torre militare dell’XI secolo, trasformata in epoca romanica in campanile, provvisto un tempo di un piano di monofore e due di bifore a doppia ghiera. La chiesetta alle origini era di modeste dimensioni e orientata in modo diverso da come appare oggi. Infatti l’edificio attuale, che risale alla fine del ’500, si presenta ruotato di novanta gradi e l’odierna muratura di fondo dell’altare è in corrispondenza dell’antica parete meridionale dell’edificio.

Data la sua antica origine, San Martino fu la prima chiesa della alta Valsassina a diventare una parrocchia autonoma staccandosi definitivamente da Margno, l’allora chiesa matrice. Questo avvenne il 3 maggio del 1472 su decreto dell’arcivescovo di Milano Stefano Nardini, quando era già stato ricostruito con l’inversione dell’asse. Quando San Carlo la visita il 29 ottobre del 1566 la chiesa appare in uno stato pietoso (“vetus et indecenter constructa” si afferma nella relazione della visita). Si celebrava soltanto nei giorni festivi perchè per i giorni feriali si usava la chiesa di San Gottardo in Indovero dove si battezzavano i bambini del paese, mentre quelli di Narro venivano battezzati nella parrocchiale, dove peraltro mancava il battistero sostituito daun “sedelino” in ottone. Il vicino cimitero era in stato di abbandono e vi circolavano animali in libertà; il campanile aveva una sola campana , non c’era una abitazione del parroco e quella di Indovero era piccola epoco decorosa, tanto che San Carlo ordina di “farla accomodar entro un anno a ciò che il Curato possa abitare decentemente, altramente non si dogliano se resterete senza prete” (Arsenio Mastalli, Parrocchie e chiese della Valsassina nel 16° secolo, in Memorie storiche della Diocesi di Milano, 1957). Da quella visita sappiamo anche che era consuetudine della comunità di Indovero e Narro andare in processione il primo venerdì di maggio alla chiesa di San Gregorio e che il comportamento dei parrocchiani, secondo il parroco, non era esemplare. Infatti Don Mornico scrive alla Curia che “a Indovero et Narro si balla e si giocha li giorni di festa” e che “li uomini per giocar di carte non santifichani le feste”.

E’ rimasta anche la memoria di una singolare penitenza inflitta ad un pubblico peccatore e che il santo stesso approvò. In un documento del 1572 – scrive lo storico Eugenio Cazzani (“San Carlo in Valsassina”, 1984) si trova che Martino de Platto di Indovero, avendo durante la predica rivolto al curato Ambrogio Mornico alcune invettive per una questione di certi alberi, “fu processato e condannato a stare per tre feste durante la messa conventuale sulla porta della chiesa di San Martino, con la candela accesa in mano e al collo una grossa corda, domandando perdono agli uomini per lo scandalo dato”. In compenso il parroco, Ambrogio Mornico, oriundo di Cortenova, che lo accolse insieme alla popolaziione era una persona straordinaria. Nella relazione della visita viene descritto cosi: “piccolo di statura era un pozzo di scienza. Sapeva a memoria la Summa di San Tommaso. Scendeva spesso a Milano chiamatovi insistentemente da San Carlo”.

Alla sua partenza, il cardinale darà precise disposizioni per migliorarne le condizioni della chiesa e vi ritornerà a visitarla il 17 agosto del 1582. Nella casa del curato passa la notte coricandosi per terra sopra una coperta distesa da lui stesso, secondo la testimonianza del fratello del parroco Gabriele Mornico, parroco di Cremeno. A distanza di sedici anni però la situazione non era sostanzialmente mutata. La chiesa appare non ancora completamente arredata; manca ancora un battistero e ci sono altari disadorni. In compenso c’è una acquasantiera, il cimitero è recintato e la casa parrocchiale, anche se scomoda e disadatta, si trova comunque ad Indovero. In quella occasione (18 agosto 1582), quando l’edificio aveva subito ulteriori trasformazioni, avvenne la sua consacrazione per opera dello stesso arcivescovo che salì, con una scala a pioli fino al quarto piano del campanile per benedire le nuove campane. Questo avvenimento è ricordato da una lapide posta sulla facciata nell’anno 1637 dopo ulteriori lavori iniziati nel 1625.

La chiesa nel corso degli anni subì ulteriori rimaneggiamenti: nel 1811 fu allungata e in particolare nel corso del 1840 fu sistemata la facciata e successivamente sono stati aggiunti gli affreschi sulla storia del patrono nella parte superiore di Giovan Maria Tagliaferri. Nell’interno neoclassico si trovano una tela di Sant’Antonio da Padova del Settecento e la cappella del Rosario, adorna di stucchi e di un altare ligneo del 1667, con i Misteri su tavolette e una statua della Vergine che risale alla fine del Cinquecento.

 

Categories : Decanato


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