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Inviato da: Marco.Introbio
17/01/2012 20.28

(A cura di Marco Sampietro)

In località Roncai (1), fuori del centro abitato, proprio dietro l’abitazione della famiglia Valsecchi in V. Vittorio Veneto n. 7/bis, si può ammirare su un rustico, sempre di proprietà di tale famiglia, un inedito quanto raffinato affresco devozionale popolare firmato e datato da uno dei più valenti pittori “nostrani” della seconda metà dell’Ottocento, il bergamasco Antonio Sibella (1844-1900), della cui produzione artistica restano in Valsassina ancora numerose tracce. Collocato sulla parete esterna di un edificio che non si affaccia su una via di transito, il dipinto murale in esame (base 80 cm; altezza 110 cm) non è mai stato finora censito nelle precedenti campagne di catalogazione di tali categorie di beni storico-artistici, eppure merita senz’altro di essere preso in considerazione e valorizzato per il suo intrinseco valore artistico. Dal di vista compositivo l’opera presenta uno schema semplice ma molto curato e delicato, con una figura centrale ai lati della quale si dispongono personaggi secondari. Il soggetto iconografico raffigurato è quello di una Madonna del Rosario col Bambino e S. Domenico: la figura di Maria, appoggiata ad un muretto, accoglie nel suo grembo il Bambino Gesù che, adagiato su un panno, seminudo e paffutello con lo sguardo rivolto verso l’osservatore, appoggia la sinistra sul globo e con la destra è in atto di benedire con due dita; la Madonna, dal volto molto dolce e ieratico, rivolto timidamente verso il basso e incorniciato dai capelli castani divisi in due bande e dal velo, stringe nella destra una lunga corona del rosario e si protende, con tenerezza, verso S. Domenico il quale, con le mani al petto e lo sguardo fisso negli occhi della Vergine, è in procinto di ricevere la corona del rosario. Sul muretto la firma e la data del Sibella: “SIBELLA ANT.O DIPINSE / 1884”. Delimita lo spazio della scena raffigurata una spessa cornice sulla cui sommità correva un’iscrizione con una invocazione alla Vergine di cui si legge ora sola “… PRO NOBIS”.

Le condizioni dell’affresco, che risulta non essere mai stato ridipinto anche se purtroppo è stato deturpato da scritte e incisioni successive, sono precarie. Pur non essendo esposto direttamente alle intemperie atmosferiche, l’affresco è destinato, a lungo andare, all’inevitabile scomparsa: la parte inferiore del dipinto è ormai pressoché illeggibile e l’intonaco di quella superiore, anche se sembra ancora in buono stato, sta cedendo (si è formata una bolla d’aria in coincidenza del globo).

E’ quanto mai auspicabile un urgente, competente intervento di strappo per salvaguardare un bene di grande interesse non solo artistico ma anche storico e culturale.

(Dal bollettino Parrocchiale di Introbio - L'Angelo della Famiglia)


NOTE

[1] Nella toponomastica italiana settentrionale e centrale con il termine dialettale roncàl si designa il “terreno comunale dissodato da privati nel corso dei secoli e ridotto a campagna prativa e campiva” (dal lat. runcare, “scavare, dissodare, sarchiare” REW e REWS 7444). Nella bassa e media Valtellina il termine indica spesso il “vigneto a terrazzi, colle inciglionato”.

[2] “In Valsassina ha lavorato a Barzio dove nel 1875 affrescò la facciata della parrocchiale di S. Alessandro distrutta poi nell’ampliamento del 1932. I tre riquadri ospitavano: al centro S. Alessandro martire in piedi su un cumulo di nuvole e con in basso il modellino della parrocchiale, ed ai lati le figure di S. Rocco e S. Antonio abate, protettori delle parrocchie confinanti di Cremeno e Introbio. Sul timpano era il busto di un angelo ad ali spiegate. L’anno successivo affrescò S. Giuseppe nella chiesa di S. Michele a Introbio e realizzò nel presbiterio della parrocchiale di Moggio due grandi affreschi dalla concezione classicheggiante: Discorso della montagna e Gesù che accoglie i bambini. Entrambi furono staccati nel 1973, portati su tela e posti lungo la navata. Per la chiesetta di S. Anna a Balisio nel 1880 dipinse la pala d’altare con Maria, S. Anna e S. Gioacchino e per la parrocchiale di Pasturo le volte (1885). Nel 1886 con il Tagliaferri affrescò gli interni (il martirio sull’arco trionfale e i SS. Mauro e Caterina) e la facciata (S. Cristoforo e S. Antonio abate) della chiesa di S. Pietro a Baiedo” (da F. Oriani in E. Magni-F. Oriani-M. Sampietro, Introbio: una comunità parrocchiale nei secoli, Parrocchia S. Antonio abate, Introbio, 2008, p. 364). Lavorò parecchio anche nel Lecchese: sulla volta della navata della chiesa di S. Maria Assunta a Morterone affrescò una Sacra Famiglia, firmato e datato SIBELLA PINXIT 1896 (SIRBeC, LCLCDA30600; ringrazio Giovanna Virgilio per la gentile segnalazione).

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2 commenti...

Re: Restaurato un antico "Sibella" a Introbio.

Visto dal vivo è ancora più bello e affascinante: dobbiamo trovargli una giusta collocazione. E' bellissimo e ti trasmette bellezza tranquillità e amore.

Da Miiriam a   20/01/2012 16.24

Re: Restaurato un antico "Sibella" a Introbio.

Verrà posto a S. Michele, insieme ad altri affreschi antichi (tra cui alcuni dello stesso autore)

Da Marco.Introbio a   20/01/2012 20.35

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