2 marzo/ A Tradate la seconda Via Crucis con l’Arcivescovo – l’omelia: Per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi

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Scritto il 5 marzo, 2018

Venerdì 2 marzo, a Tradate (Varese), è in programma la seconda Via Crucis quaresimale guidata dall’Arcivescovo, monsignor Mario Delpini, nelle Zone pastorali della diocesi: al rito sono invitati a partecipare tutti i fedeli della Zona II (Varese). A causa del maltempo il rito si svolgerà all’interno della chiesa di Santo Stefano, con inizio alle 20.45.

Monsignor Delpini presiede il rito con la Croce di legno realizzata per il Sinodo minore «Chiesa dalle genti».

Via Crucis – zona pastorale II
Tradate – 2 marzo 2018

 

Per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi

Vivere di obbedienza

 

Vivono, uomini e donne del mio tempo, come trascinati dalle circostanze. Li spinge la torrente irresistibile del tempo. Ora sono sulla cresta dell’onda ora invece inghiottiti dal vortice. Non possono farci niente – dicono uomini e donne del mio tempo – così è la vita, così sono le circostanze. “Mi è capitato. Mi sono innamorato. Non posso farci niente”; “Non ti amo più, non sento più niente per te. Mi è capitato. Non posso farci niente”. Vanno qua e là – uomini e donne del mio tempo – senza poter scegliere la direzione, espropriati di ogni speranza, forse persino di ogni libertà, a parte quella di accontentare o no qualche capriccio, di decidere di piccole decisioni, minuzie che non cambiano niente per nessuno, ma danno la sensazione di poter fare quello che uno vuole, almeno stasera, almeno fino a domani.

Ecco: ci sono uomini e donne che vivono come rassegnati al destino.

Vivono, uomini e donne del mio tempo, come protagonisti audaci della loro storia. Programmano, fanno calcoli, raccolgono informazioni, scrivono tabelle in cui si prevede che cosa succederà e loro perciò decidono la strada da percorre. Hanno aspirazioni e si impegnano per realizzarle: corrono, per essere primi, spintonano gli altri, per trarre vantaggio dalle opportunità. Si sentono protagonisti della storia e capaci di dominare le circostanze. Sono decisi, sono volitivi, sanno di avere qualità, sono scientifici e ritengono realizzabili i loro progetti. Si innervosiscono di ritardi e di intralci. Se un progetto fallisce è colpa di qualcuno, ma non si riconoscono sconfitti: aggrediscono ancora la vita e cercano di piegarla nella direzione giusta.

Ecco: ci sono uomini e donne che vivono persuasi di tenere in mano la sorte e di essere protagonisti della storia. Vivono come padroni della vita.

Ma come vivono gli uomini e le donne del mio tempo che si riconoscono discepoli del Signore?

Vivono docili alla parola che ascoltano da Gesù, che innalzato da terra attira tutti a sé; vivono obbedienti all’attrattiva; vivono come viandanti in una storia incerta e buia: ma tengono in mano una luce sufficiente per decidere il passo di oggi, lampada per i loro passi è la parola di Dio.

Si mettono là, sotto la croce e ascoltano.

Vivono le circostanze non come una fatalità da subire, ma come una occasione propizia per compiere la volontà di Dio. Praticano la loro libertà: non si ritengono vittime del destino, ma chiamati alla gioia e volentieri rispondono: “Eccomi!”.

Vivono la vita non come una carriera in cui vincere, ma come una grazia che suscita la responsabilità di mettere a frutto talenti. Non hanno la presunzione di essere protagonisti, ma la gratitudine di aver molto ricevuto e la decisione di seguire, di servire, di sperare fino al compimento delle promesse di Dio.

I figli di Dio che erano dispersi non si riuniscono insieme per coincidenza o per fatalità, né si riuniscono insieme per il successo di un progetto. Si riuniscono insieme perché obbediscono alla parola che li chiama.

Si riconoscono nel discepolo amato sotto la croce: ascolta la parola del suo Signore e decide. Da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Perciò la nostra Chiesa è in cammino per configurarsi come “Chiesa dalle genti”, non perché subisce una situazione storica, non perché presume un protagonismo orgoglioso. Piuttosto obbedisce al suo Signore e dei molti si fa una cosa sola.

Monsignor Delpini Arcivescovo di Milano

 

Categories : Chiesa di Milano | Quaresima e Pasqua


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